Artemisia Gentileschi

RiflettoRi Su… Artemisia Gentileschi

di Tommaso Baldi

Pittrice, moglie, madre, amante e grande guerriera, Artemisia Gentileschi è un’icona simbolo del femminismo. Una donna esempio per tutte le donne moderne.

L’ 8 luglio 1593, a Roma, nasceva Artemisia Gentileschi, primogenita di sei figli.

Artemisia dimostra un precoce e spiccato talento pittorico che matura nello studio del padre pittore Orazio Gentileschi, già esponente di primo piano del caravaggismo romano.

La fama di Artemisia Gentileschi è grande presso i contemporanei, anche se la sua fortuna più recente è forse più legata agli aspetti drammatici e romanzeschi della sua vita (di cui parleremo in un prossimo articolo), e al suo coraggio nell’affrontarli, che ne hanno fatto quasi naturalmente una eroina femminista ante litteram.

Artemisia Gentileschi

Questa lettura però rischia di offuscare la forza con cui Artemisia si impone come pittrice. E su generi decisamente lontani dal tipo di pittura che, al tempo, veniva riservato alle donne, limitata a nature morte, paesaggie ritratti. Artemisia affronta la pittura “alta”: soggetti sacri e storici, impianti monumentali.

E lo fa con una totale padronanza della pittura, abbracciando completamente la lezione caravaggesca, radicale nella concezione della scena, nel contrasto che descrive le forme e i colori, nella predilezione di un taglio ravvicinato che drammatizza il rapporto con lo spettatore. E, infine, nell’abbandono di moduli iconografici convenzionali.

Da sicura professionista dell’arte, Artemisia Gentileschi sa di poter esplorare anche toni più lirici, atmosfere più intime. La vasta gamma delle sue corde è, insomma, in piena sintonia con la vastità del sentire barocco. La sua potenza artistica quindi esula dal suo vissuto esperienziale, vive di luce e passione e professione propria.

Per questo il modo migliore di ricordarla è forse, ancora, ripercorrerne la vita. Ammirarne il coraggio, incamerarne la forza, come donna e come pittrice.

E leggerne sempre la descrizione – questa sì veritiera – che ne fece Anna Banti, lucida e diretta nel suo splendido libro “Artemisia“…

[…] Oltraggiata appena giovinetta, nell’onore e nell’amore. Vittima svillaneggiata di un pubblico processo di stupro. Che tenne scuola di pittura a Napoli. Che s’azzardò, verso il 1638, nella eretica Inghilterra. Una delle prime donne che sostennero colle parole e colle opere il diritto al lavoro congeniale e a una parità di spirito tra i due sessi […]

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