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Le Metafore Che Riconducono A Noi Stessi

di Manuela Ambrosini

Talvolta le giuste metafore, trovate nei più diversi ambiti ci sanno parlare, ci spiegano chi siamo e diventano molto importanti.

È noto come molti autori di celebri saghe, opere o romanzi, ricevano il meritato successo grazie alla capacità di parlare alle masse. Si tratta di appassionarsi e identificarsi con i personaggi, protagonisti e non, che rivelano aspetti di sé, che ci attraggono verso la storia, l’immagine, la narrazione.

Eroi ed eroine, opere e immagini, diventano attori del nostro vissuto interno in cui riconosciamo eventi, comportamenti, sensazioni che parlano a qualche parte di noi. E per questo diventano importanti per ciascuno in modo diverso, ci spiegano chi siamo.

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Ad esempio, forse non tutti sanno che Salvador Dalì, lo racconta nella propria autobiografia, sia nato dopo la morte del fratello Salvador (quello vero), sulla tomba del quale la madre andava a piangere due volte alla settimana.

Salvador Dalì era affascinato dal quadro l’Angelus del pittore Millet.

Lo riprodusse per ben 64 volte nel corso della propria vita. Lo stesso Dalì non si spiegava quale fosse la ragione intrinseca di questa fascinazione. Nel quadro ci sono una coppia di agricoltori, raccolti e rivolti verso il suono delle campane all’ora dell’Angelus. A terra una cesta con delle patate.

Successivamente, all’epoca del restauro, i raggi X rivelarono che l’immagine in realtà riproduceva i due agricoltori raccolti, dopo aver seppellito un neonato morto, mentre rivolgono una preghiera al Creatore per la loro miseria. Il quadro venne trasformato perché non veniva venduto. Angelus stava ad indicare l’Anima del piccolo nato morto.

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Dalì aveva colto in modo inconsapevole lo strazio che lo accomunava nel dolore alla sorte del neonato sepolto. Ed era diventato un ripetitore quasi ossessivo dell’opera.

L’amore è paziente, è benigno; l’amore non invidia, non si vanta, non si gonfia, non si comporta in modo sconveniente, non cerca il proprio interesse, non s’inasprisce, non sospetta il male, non gode dell’ingiustizia, ma gioisce con la verità; soffre ogni cosa, sopporta ogni cosa. L’amore non verrà mai meno.

(I Corinzi 13: 4-8)

Nel linguaggio astrologico la vicenda di Dalì verrebbe descritta come una vicenda Plutoniana, ovvero nella quale emergono tracce di connessione tra la vita e la morte. Che, apparentemente inspiegabili, tuttavia entrano a far parte dell’esperienza umana.

Quello che viviamo, e che sembra illogico, irrazionale, a volte inaccettabile, viene reso fruibile per tutti dalle espressioni dell’arte, della cinematografia, del racconto, della musica. I canali attraverso cui ciascuno può esprimere il proprio sentire o sintonizzarsi con l’espressione altrui, per rivivere la propria storia, appartengono al transpersonale. Ovvero il luogo ove viaggiano tutte le informazioni che non è possibile contenere nella coscienza.

pianeti

In astrologia i pianeti che ci parlano dal mondo transpersonale sono: Giove, Urano, Nettuno e Plutone. E ad ogni pianeta corrispondono dei tratti specifici che, a livello simbolico, sono in grado di illustrarci contenuti che non possono diversamente entrare nella mente ordinaria.

Fortunatamente ormai da molti anni è presente un’attenta analisi dei fenomeni extraordinari. E questi vengono addirittura studiati da biologi, fisici e altri personaggi della scienza. Uno per tutti Rupert Sheldrake che riesce a spiegare fenomeni come la telepatia. Partendo dallo studio degli animali, e formulando l’ipotesi di engrammi della psiche.

Laddove per engrammi si intendono le tracce lasciate da qualunque evento nella memoria. Ed ipotizzando la mente estesa come contenitore di quelle memorie a cui potenzialmente ogni essere vivente può accedere e di cui è una rappresentazione concreta il campo morfico delle costellazioni familiari, introdotte da Bert Hellinger nell’esperienza collettiva attuale.

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Approfondirò questi contenuti in successivi articoli se avrete voglia di leggerne di più.

Intanto mi preme continuare con il favoloso mondo di saghe e viaggi eroici. Essi permettono alle figure presenti nel nostro campo di essere integrate, attraverso un fenomeno che non percepiamo in modo cosciente. Ma che incide direttamente sul nostro sentire interiore.

Ad esempio, nella storia di Harry Potter vengono espressi una serie di eccellenti esempi di questa prassi che permette alla nostra mente di integrare via via contenuti engrammati nella saga e contemporaneamente presenti nella nostra esperienza.

Farò un unico esempio. Quello dell’incantesimo di Schiantamento o Schiantesimo. Il sortilegio si pratica puntando la bacchetta, pronunciando la parola ‘stupeficium’, allorchè la bacchetta emette lampi rosso vivo. La persona viene colta dai raggi diffusi e si immobilizza temporaneamente.

Il mago colpisce l’avversario con l’effetto di paralizzarlo fisicamente e psicologicamente. La metafora che, a mio avviso, può cogliersi dietro questo incantesimo riconduce ( e le parole non sono a caso) all’effetto che le sostanze stupefacenti fanno sulla nostra persona

La droga, come la scelta di prendere su di se le rosse scintille della bacchetta magica, e chiudersi allo scambio, catalizza il…

… bisogno che un tossicomane ha e che continua a sentire: il bisogno di non ricordare, di rifugiarsi nel sogno, di non svegliarsi mai. Ecco dove droga la droga.

Gabriella Parca, Lo sballo, intervista a una ragazza che ha smesso di bucarsi,  Longanesi, 1980

Ma forse non si tratta del tutto di una scelta.

E’ ben vero che un buco, uno se lo fa con le proprie mani, ma non con la propria testa. Perché nessuno si sceglie un veleno per vita, cosciente di scegliersi un veleno; nessuno comincia a farsi l’eroina per diventare tossicomane, nessuno crede di diventarlo.

Gabriella Parca, Lo sballo, intervista a una ragazza che ha smesso di bucarsi,  Longanesi, 1980

Il limite al gioco lo mette l’incontro con Ananke, la dea della necessità che si congiunge a Crono, rappresentato simbolicamente da Saturno nell’astrologia. E che gli stessi déi temono, poiché essa si manifesta come strettoia, passaggio oscuro, ineluttabile sosta. Saturno è il contenitore della Coscienza, la membrana che separa il conosciuto dallo sconosciuto, il personale dal transpersonale. Quando i due si incontrano luce ed ombra devono ri-conoscersi

In questo senso la risposta droga è la risposta alla rottura di un equilibrio interno che, tuttavia, è direttamente collegato con una frattura esistente nel mondo esterno.

Salvatore Sardisco, Panta rei, olio su tela, 70×50 cm, 2018

Ducunt volentem fata, nolentem trahunt

Il verso del filosofo Cleante citato da Seneca, ‘Il fato giuda chi lo asseconda, trascina chi gli si ribella‘, mi rammenta che essere ‘essere umano‘ può significare, più di quanto sembri, avere l’impressione che una sorte, buona o cattiva che sia, regoli la permanenza in vita e ne sia padrona incontrastata

La lettura astrologica in questo senso fornisce la speranza che non siamo soggiacenti e travolti dal destino, bensì giunti su questo mondo terreno con un obiettivo, un progetto solare. E possiamo utilizzare i nostri strumenti personali per modificare la realtà interna e di conseguenza quella esterna.


         

Il linguaggio astrologico ci permette di leggere noi stessi e le nostre componenti interiori in modo trasversale. Grazie proprio al simbolismo dei segni e dei pianeti che collocano, attraverso metafore, risorse e talenti al punto giusto affinchè possano esprimersi nella nostra vita. E condurci verso l’equilibrio di luci ed ombre che crea armonia.

Ciao da Manuela!

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