rivoluzione affettiva

La Quarta Rivoluzione, La Rivoluzione Affettiva

di Renato Palma

La quarta rivoluzione è la rivoluzione affettiva, quella che rifiuta ad ogni costo ogni forma di maltrattamento e uso della forza.

Abbiamo già parlato dell’esistenza della gentilezza in Natura. Un’altra cosa che in natura non esiste è la parità. Anche questa è, prima di diventare realtà, una fantasia.

Come quella che racconta che, a un certo punto della nostra storia, gli umani si siano divisi in due tribù: i sissipole, che pensavano sempre più al senso della possibilità che a quello dell’impossibilità

I sissipole pensavano che tutti erano pari tra loro.

Non solo i maschi e le femmine ma anche gli adulti e i bambini, tanto è vero che pensavano che era la parità a rendere possibile la gentilezza

La gentilezza genera un connettivo, non solo tra noi umani, ma anche con tutto quello di cui abbiamo bisogno per sopravvivere

rivoluzione affettiva

Tutte le volte che non siamo gentili generiamo invece dei detriti relazionali. In parte questi vengono assorbiti nella relazione che ognuno di noi ha con sé stesso, e in parte vengono trasferiti a persone con le quali siamo in relazione, anche in relazione di prossimità. 

Questo succede perché abbiamo sperimentato che non è così grave rinunciare alla gentilezza pur di ottenere risultati che vogliamo ottenere.

Il nostro senso della possibilità genera sia la gentilezza che il maltrattamento: dipende da come lo orientiamo.

Ci sono state tre rivoluzioni nella storia dell’uomo sapiens.

La prima è stata quella del pensiero. Abbiamo imparato a pensare. La rivoluzione cognitiva ci ha fatto sperimentare il potenziale delle parole che rappresentano la capacità di generare pensieri gentili.

Poi c’è stata la seconda, la rivoluzione alimentare. Abbiamo imparato a produrre il cibo oltre che a procacciarlo.

La terza, molto più recente, è la rivoluzione scientifica, che ha poco più di 500 anni. 

Gli uomini hanno cercato di capire meglio come funziona la natura, con l’idea poco gentile di imparare a sfruttarla, per generare sempre più facilità e comodità.

La facilità e la comodità possono rappresentare la strada da percorrere per arrivare alla gentilezza. 

Credo che oggi sia possibile pensare a una quarta rivoluzione: la rivoluzione affettiva.

Questa rivoluzione rifiuta, senza se e senza ma, qualunque forma di maltrattamento e quindi qualunque ricorso all’uso della forza.

rivoluzione affettiva

Oltre alla comodità e alla facilità, anche la bellezza ci ha fatto fare passi avanti nella costruzione di quello che ci stava più a cuore: non sentire gli altri esseri umani come un pericolo

Già oggi può essere il giorno in cui gli esseri umani smettono di fare paura ai loro figli, i quali si devono affidare a loro stessi per crescere in sicurezza e in gentilezza.

La cosa necessaria è creare delle architetture, dei luoghi gentili, dei luoghi nei quali la gentilezza è sicura. Questi luoghi sono tutti luoghi nei quali l’obiettivo è la cura delle altre persone.

Un luogo gentile può essere la famiglia, può essere la scuola, l’ospedale, i luoghi in cui si lavora, quelli in cui ci si diverte.

La cosa indispensabile è far sentire che in quei luoghi nessuno corre il rischio di essere trattato male. 

A questo punto possiamo riflettere per definire cos’è la gentilezza.

La gentilezza è…

  • prima di tutto il rifiuto di qualsiasi forma di maltrattamento e dell’uso della forza.
  • saper ascoltare i segnali di arresto, quelli che dicono di fermarsi a riflettere. 
  • riconoscere che tutte le persone sono pari a prescindere dall’età, perché la gentilezza può manifestarsi dal momento in cui comincia la vita.

Essere accolto e rispettato per quello che sei significa dare a ciascuno la possibilità di sviluppare le sue preferenze anche se diverse da chi si prende cura di te. 

E, ovviamente, la gentilezza è cultura, cultura dell’affettività. E si impara attraverso l’esempio. Così come si impara una lingua madre. 

Trattare male rompe i legami di fiducia che sono fondamentali per lo sviluppo della gentilezza. 

rivoluzione affettiva

La gentilezza è il capolavoro della cultura umana e va trattata come un quadro di Van Gogh o la musica di Bach.

La gentilezza si crea all’inizio della vita nella relazione con i bambini, con le bambine. 

Questo vuol dire escludere la paura dalla relazione, vuol dire escludere la punizione, vuol dire creare quella livella relazionale che fa dire che si sta sempre insieme e mai contro. 

Perché la gentilezza è quel ponte fatto di apprezzamenti e di fiducia che è molto più facilmente percorribile. Ed è molto più stabile di quell’altro ponte, tenuto in piedi attraverso la forza, il giudizio, il pregiudizio, le correzioni e i rimproveri, che ha tutte le fragilità relazionali che giustificano e nutrono i maltrattamenti. 

Quindi via con la rivoluzione affettiva!

Ciao a tutti da Renato!

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