La matematica nei capricci

di Ilaria Midili

Per spegnere i capricci dei figli ed evitare i conflitti perchè non usare un po’ di matematica?

La risposta è sì. Lo affermava John Nash con la sua Teoria dei Giochi, il matematico reso celebre da Russel Crowe in ‘A beautiful mind‘.

La Teoria dei Giochi, nata per studiare strategie militari e tecniche di spionaggio, in questo caso si cala nella parte della scienza che studia le interazioni tra individui e che ha gia’ diverse applicazioni nella pratica.

Ci sono alcuni presupposti necessari per potere applicare la teoria dei giochi:

  1. Gli individui giocano con lo scopo di vincere, quindi di massimizzare il loro risultato.
  2. Ogni partecipante può prendere un numero finito di decisioni.
  3. Ogni decisione, assunta da un individuo durante il gioco, ha delle conseguenze, che possono essere positive o negative.
  4. Il gioco può essere cooperativo, se più individui sono d’accordo con le decisioni assunte. Oppure non cooperativo, se ci si scontra sulle decisioni degli altri.

Il quadro che si prospetta alla nostra visione è sovrapponibile perfettamente ad una discussione tra genitori e figli. In cui questi ultimi si cimentano in indicibili capricci, che mettono alla prova la pazienza di babbo e mamma.

Infatti i bambini discutono con lo scopo di vincere. Si impuntano su poche cose decise a priori, delle quali, poi, subiscono le conseguenze. E, infine, si pongono con i loro interlocutori (cioè noi, i genitori) con atteggiamento cooperativo, quando va bene, e non cooperativo, quando si arriva allo scontro finale.

Angry mother scolding a disobedient child

Ma, per esempio, consideriamo la Teoria dei Giochi applicata alle punizioni o ai premi per i figli. Tutti conoscono ‘la storia del papà che, andando in vacanza, minaccia di girare la macchina se i figli non si comportano bene. E tutti sanno anche il finale: i figli ignorano le minacce‘.

La Teoria dei Giochi ha studiato la natura delle minacce già dalla Guerra Fredda. Il problema è che la minaccia fatta dal papà non è credibile. Lui vuole andare in vacanza quanto i figli. E loro lo sanno.

Meglio, quindi, fare minacce che risultino piu’ credibili.

Altro esempio. ‘Io taglio, tu scegli‘ può essere un buon modo per dividersi le cose, mentre qualcosa che non può essere diviso può essere messo all’asta.

L’obiettivo è sempre raggiungere il cosidetto ‘ottimo paretiano‘, in cui tutti raggiungono il massimo della soddisfazione possibile senza intaccare quella degli altri.

Altri insegnamenti utili della teoria sono che è meglio usare dei premi per assicurarsi un comportamento, piuttosto che dare qualcosa e poi minacciare di toglierlo. E che è inutile puntare sull’empatia se si ha a che fare con bambini molto piccoli. Perchè semplicemente ancora non l’hanno sviluppata (sarebbero tranquillamente in grado di mangiare una fetta di torta intera avendo davanti un bambino che non ce l’ha).

Però, frenate! La teoria dei giochi non è una panacea, e non può rispondere a qualsiasi problema si presenta.

Ma utilizzando la visione strategica di questa disciplina si può ridurre la frequenza dei piccoli conflitti, dei capricci più fastidiosi in grado di far impazzire anche il genitore più paziente.

Saluti da Ilaria!!

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