favola di Barbablù

La Favola Di Barbablù Come Non L’Abbiamo Mai Sentita!

di Manuela Ambrosini

La favola di Barbablù, storia di vittime e carnefici, di innocenza e colpa. Un interessante spunto di riflessione.

Vi espongo un po’ in sintesi la favola di Barbablù, per chi non la conoscesse già.

Barbablù era un uomo ricchissimo. E viveva in un paese tranquillo. Aveva un aspetto che incuteva timore a causa di un’orrenda barba blù che colorava il suo volto. Nel paese si diceva che le sue mogli, una dopo l’altra, erano scomparse in circostanze misteriose.

Un giorno decise di maritarsi di nuovo. Così scelse una casa nobile del paese, dove viveva una signora rispettabile con due figlie. Si presentò e subito le due giovani si andarono a nascondere, intimorite. Ma la madre, che sapeva di non navigare nel denaro, aprì sorridente la porta. E quando sentì Barbablù proporre dei festeggiamenti nella sua lussuosissima residenza, per farsi conoscere da una delle figlie, affinchè lei andasse in sposa, fu felice di accettare. 

Durante i festeggiamenti la più giovane delle ragazze si convinse che un uomo così generoso non sarebbe poi stato così terribile come marito. E lo sposò. 

Dopo poco dalle nozze, Barbablù disse alla moglie che sarebbe partito per affari e le consegnò le cento chiavi delle stanze e dei magazzini della villa. Disse, però, – Questa piccolina e dorata è la chiave dello stanzino all’ultimo piano. Non dovrai mai aprirlo, altrimenti la mia ira si calerà su di te. – La ragazza nei primi giorni aveva molto da fare ad invitare alla villa le sue amiche e dare banchetti sontuosi, per divertirsi. Dopo un po’, però, il tarlo della curiosità la spinse ad affrontare tutte le scalinate che la separavano dalla porta dello stanzino proibito.

Quando gli fu davanti non potè resistere. Infilò la chiave nella serratura e aprì. Con orrore, la luce della candela illuminò il fiume di sangue per terra e la ragazza vide i corpi delle donne uccise da Barbablù appesi a dei chiodi, sgozzate! Fu così orribile che scappò di corsa. E le cadde la chiave.

Quando dopo mille pianti riprese in mano la chiave, si accorse che era intrisa di sangue e cercando di pulirla si rese conto che la chiave era stregata perché la macchia non se ne andava più. 

Quando Barbablù tornò, dopo poco, le chiese indietro le chiavi. E scoprì subito che la ragazza aveva aperto la porta dello stanzino. Così la minacciò a morte. Intanto lei, con un diversivo, riuscì a raggiungere la sua camera e chiudendosi dentro chiese aiuto ai suoi fratelli, Cavalieri del Re, che prontamente giunsero per giustiziare Barbablù.

Nella favola di Barbablù ‘Innocenza‘ e ‘Colpa‘ emergono preponderanti. Non per caso, ad esempio, è la sorella più piccola, quella con minore esperienza, a lasciarsi abbagliare dalle ricchezze. Lasciando inosservato l’aspetto preoccupante e minaccioso della realtà di Barbablù, che pure le era nota. Le altre mogli erano sparite e non se ne sapeva nulla. È possibile che la giovane, veda l’uomo maturo come degno di una stima che è più alta di quella che riserva a se stessa, mancando di esperienza. Si fida di più delle apparenze di lui, che è economicamente solido, che non dell’intuizione che sia un uomo capace di uccidere la propria moglie, cosa che avrebbe potuto salvarla fin dall’inizio. E preservarla dalla disavventura.

Sopravvivere alle avversità, escogitando di volta in volta soluzioni di adattamento alle condizioni esterne, è un bisogno esistenziale, che orienta ciascun individuo ad elaborare strategie per proteggersi. Alcuni di noi sono portati a credere che il benessere interiore non sia rilevante per il nostro funzionamento e successo nella vita. Ritengono prioritario produrre, accumulare beni e risorse, lasciarsi subissare dalla tecnologia. È importante, senza dubbio, ma insufficiente. Sono le risorse creative che provengono dall’interno che ci permettono di affermare, conservare e perpetuare la vita.  

Le stanze, in cui è proibito l’accesso, rappresentano, nella fiaba, quello di cui non abbiamo consapevolezza. Ed è chiaro che per ottenere consapevolezza abbiamo bisogno di una chiave di lettura della realtà. Ecco cosa sono i famosi strumenti che nominiamo sempre nei percorsi di crescita personale: sono chiavi di lettura della realtà. Realtà che ci appare schiacciante, priva di via di uscita, angosciante.

Uno strumento di lettura della realtà è l’astrologia, lo è anche il respiro, la meditazione, l’ascolto empatico esercitato dal counselor. Insomma, nella favola di Barbablù, la piccola chiave d’oro che spalanca alla Verità è reale. E coincide con uno o più strumenti di conoscenza di sè.

L’innocenza, l’essere privi di consapevolezza, ci può far scegliere di stare accanto a persone distruttive, annullare le nostre difese. E ci rende facili prede di chi ha profondi lati oscuri che cela, grazie anche a paradisi di ricchezze, da cui ci potremmo lasciar sedurre facilmente. A ben vedere, saper distinguere tra ciò che appare e ciò che è, sembra un dato fondamentale per sopravvivere, molto di più delle ricchezze di una reggia intera. 

Lo stanzino così faticoso da vedere rappresenta la caduta dall’Innocenza. Se vogliamo saperne di più su noi stessi, e sulla vita, abbiamo bisogno di trovare delle forze straordinarie, che ci sollevino fino a poter guardare con coraggio, quello che non avremmo pensato di trovare oltre la porta.  Quando prende in mano la chiave, la ragazza, sceglie consapevolmente di violare la regola che Barbablù le aveva imposto. Sta a significare che lei è pronta a vedere.

Trasgredendo alla regole del carnefice, lei riprende il suo potere e si posiziona in contatto con le sue potenzialità.

È iniziata una nuova percezione di sé come capace di darsi una propria autorità. È il momento di scoprire il proprio coraggio. Le forze che lei sta scoprendo sono quelle della trasformazione. Non a caso la morte delle donne precedenti rappresenta proprio una trasformazione importante del femminile dentro la ragazza, che istituisce un legame, per quanto spaventoso, con ciò che si è manifestato prima di lei

A quel punto scappando macchia la chiave di sangue in modo irrimediabile e sa già che Barbablù, il censore e punitore della trasgressione, ucciderà anche lei. Ecco comparire il senso di colpa, che segue alle azioni in cui ‘trasgrediamo’ qualche regola implicita, i dictat dell’educazione oppure i costumi socialmente condivisi. Abbiamo agito di nascosto, alla ricerca della risposta alle nostre curiosità, abbiamo incontrato la verità più spaventosa e siamo nella paura della ‘punizione’ che verrà.

Per salvarci bisogna lasciar andare qualcosa. E riappropriarci del nostro potere personale. Diventare in grado di sostenere il senso di colpa, uscire dalla paura, e ‘denunciare’. Lei prega che arrivino i suoi fratelli. Ma lei stessa li aveva invitati. E loro rappresentano quel maschile sano, che tutti abbiamo dentro e che è in grado di difenderci, come un cavaliere del Re, dagli attacchi e dalle minacce esterne.

Barbablù rappresenta quel maschile che non riesce ad entrare in un vero e profondo contatto con sé stesso. Ci prova, ogni volta, celebrando il suo matrimonio col femminile, ma poi l’amore non basta, la sessualità nemmeno. Anche lui deve accedere ad una parte di lui che si deve trasformare. Anche Barbablù è una parte di noi. Essa deve crescere, ha bisogno di distruggere tutto prima di trasformarsi attraverso il lato femminile innocente. Barbablù non mostra paura. Lui minaccia e prevarica, prigioniero della stessa paura della sua vittima, soccombere alle proprie pulsioni di morte.

Salvatore Sardisco, olio su tela, 1973, 50×40 cm

Quando per lei diventa una questione di vita o di morte, nel momento della disperazione, lei smette di comportarsi da vittima. E si attiva pregando e mettendosi alla finestra per gridare aiuto ai fratelli che stanno arrivando. Loro sono le forze interiori, che vengono in soccorso, quando abbiamo scelto di oltrepassare l’innocenza e anche la colpa. 

Ma nella favola di Barbablù, le donne morte nello stanzino, cosa rappresentano?

Una lettura potrebbe essere che le donne siano tutte le potenzialità che abbiamo seppellito per realizzare la vita di qualcun altro, per essere innocenti a tutti i costi e rimanere immaturi. Ovviamente vale per gli adulti. Vuoi le imposizioni socio-culturali, vuoi le relazioni con la famiglia, vuoi l’andamento generale del sistema di vita, anche da adulti, ci spronano ad essere come ci vogliono gli altri.

Si diventa vittime quando si tradiscono i propri valori e si pensa che qualcun altro sia migliore di noi. E possiamo dargli lo scettro per comandare sulla nostra vita.

Quando siamo con persone che per noi sono significative, è una tendenza generale quella di agire in modo da compiacerle, per renderci a nostra volta piacevoli ai loro occhi. Questo va benissimo finchè è un piacere anche per noi. Non possiamo rimanere incastrati nel ‘dover essere’ come le persone che amiamo ci vogliono. Perché si muore dissanguati, ci si priva di vitalità, la vita perde di senso al punto da sentirci appesi come i cadaveri delle donne nello stanzino.

Possiamo dare nuova forma dall’interno. Accorgerci di dove abbiamo rinunciato a noi stessi, nelle relazioni con gli altri che ci fanno da specchio a quelle rinunce che noi stessi abbiamo accondisceso a infliggerci. Alcune ci fanno del bene.

Se rinuncio a rimpinzarmi, grazie ad un partner che mi fa notare che gli piaccio di più in forma, è un piccolo ‘ricatto’ che mi metto, per avere un incoraggiamento ad essere più attenta al mio benessere. Ma se sono sovrappeso, e i commenti spregevoli di un partner mi inabissano nell’aumento della fame, per andar dietro ad alcuni bisogni affettivi compromessi, allora ‘devo riprendere in mano il mio potere’ e diventare capace di scegliere il mio bene.

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Buona lettura della favola di Barbablù.

Ciao da Manuela!

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