influenza spagnola

Influenza Spagnola E Covid-19: Analogie, Differenze e Curiosità

di Tommaso Baldi

L’influenza spagnola e il covid-19. Due pandemie con analogie, differenze e curiosità da cui possiamo trarre riflessioni per il futuro.

Più o meno 100 anni fa, l’umanità entrava in contatto con una delle pandemie più letali della storia. Quella dell’influenza spagnola. Si contarono tra il 1918 e il 1920, milioni e milioni di morti.

Ma quanto questa storica pandemia si può accomunare a quella attuale da COVID-19? E quali lezioni possiamo trarre dall’epidemia influenzale che, nel secolo scorso, decimò (insieme al primo conflitto bellico) la popolazione del continente europeo, e non solo?

Non sottostimate mai i piccoli avversari: un leone si vede, un virus no.

Anonimo

Proviamo, qui di seguito, a fare una breve lista di analogie e differenze tra le due pandemie.

Partiamo dalle differenze.

1 – Tipo di virus

Il virus influenzale H1N1 di origine aviaria, causò la pandemia da influenza spagnola. Si ritiene che il virus, responsabile di quella pandemia, abbia infettato 500 milioni di persone nel mondo. E abbia provocato 50 milioni di morti a livello planetario. Il suo tasso di letalità, quindi, è compreso tra  il 2% e il 10% (l’influenza stagionale ha un tasso di letalità pari, in media, allo 0,1%).

La pandemia da nuovo Coronavirus, invece, è causata da SARS-CoV-2, un ceppo virale della sottofamiglia dei coronavirus. Virus responsabili di patologie che vanno dal raffreddore comune a malattie più gravi, legate ad affezioni respiratorie. E’ il settimo virus ad aver fatto il salto di specie animale-uomo (in questo caso da un pipistrello) ed aver acquisito la capacità di infettare le persone per via interumana. Basandoci sul Dashboard by the Center for Systems Science and Engineering (CSSE) at Johns Hopkins University (JHU), si parla di quasi 3 milioni di contagiati e circa 200 mila deceduti. Anche se non sempre le stime sono precise e accurate.

influenza spagnola e covid map

2 – Incidenza dei casi nella popolazione

L’influenza spagnola è stata spesso definita come il ‘più grande olocausto medico occorso nella storia‘. Ciò non solo in ragione dell’elevatissimo numero di morti. Ma anche, e soprattutto, per il fatto che la gran parte delle vittime erano giovani e in buone condizioni di salute. Secondo un’ipotesi, il ceppo H1N1 innescava, in questi soggetti, una tremenda tempesta di citochine che inondava di fluidi i polmoni, ostruendo completamente le vie aeree respiratorie.

Al contrario, le vittime preferite dell’attuale virus pandemico sono le persone più anziane e quelle affette da malattie pre-esistenti. Ovviamente nessuna prova esclude che anche le persone giovani possano sviluppare una sintomatologia grave. Fatto sta che, nella maggior parte dei casi, nelle persone giovani e nella popolazione pediatrica la malattia si presenta con sintomatologia lieve o è asintomatica (anche se quest’ultima condizione non ne limita la contagiosità).

3 – Diffusione dell’infezione

Nel 1918 la diffusione ha avuto un andamento molto più lento rispetto a quella attuale. Con grande probabilità, il ruolo principale, in questa differente dinamica, dipenderebbe dalla sviluppo della mobilità aerea, ancora embrionale agli inizi nel 1918. L’influenza spagnola si diffuse prevalentemente con il trasporto ferroviario e navale e fu portata, secondo alcuni storici, dalle truppe della Prima Guerra Mondiale.

influenza spagnola policemen

4 – Consapevolezza del virus

Nel 1918 non si sapeva che la pandemia fosse causata da un virus. Tanto è vero che il batteriologo tedesco Richard Pfeiffer aveva convinto la quasi totalità della comunità scientifica della derivazione batterica dell’infezione. E’ solo nel 1933 che si dimostrò per la prima volta l’origine virale dell’infezione. Non solo, ma la verifica della stessa presenza del virus era impossibile. Non c’erano i tamponi, nè i test sierologici, ecc…. Rispetto ad oggi, una grave mancanza. Che nel 2020 almeno ci permette di avere alcune informazioni attendibili su cui basare le nostre scelte.

5 – Presenza dei farmaci adeguati

Per quanto riguarda l’influenza spagnola, la disponibilità di medicinali adeguati era notevolmente scarsa. Infatti gli antibiotici, in grado di trattare le polmoniti legate ad un’influenza virale (generalmente causate da batteri) verranno scoperti solo 10 anni dopo. E i farmaci antivirali verranno sviluppati molti anni più tardi. Il primo nel 1963.


         

6 – OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità

Nel 1918 non esisteva ancora l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Invece, oggi, èfondamentale avere un organismo sovranazionale, avente tra i suoi obiettivi quello di monitorare l’emergere di nuove malattie.

7 – Libertà di informazione

Oggi, lo scambio di informazioni tra continenti, tra nazioni, può facilitare le nostre conoscenze del virus. E, di conseguenza, può velocizzare il percorso che porterà alla creazione di un vaccino. Inceve, nel 1918, la maggior parte dei paesi europei viveva sotto censura, in parte dovuta alla presenza della guerra. Con tutte le conseguenze di questa situazione, cioè una limitata diffusione di informazioni accurate sull’epidemia influenzale. E una diminuzione della possibilità di salvare vite.

Covid 19 è figlio del traffico aereo ma non solo: le megalopoli che invadono territori e devastano ecosistemi creando situazioni di grande disequilibrio nel rapporto uomo-animale.

Ilaria Capua

Ora passiamo alla analogie….

  1. La polmonite rappresenta il fattore killer comune per entrambe le infezioni.
  2. Importanza delle misure di contenimento non farmacologico dell’infezione. Come le pratiche del distanziamento sociale e l’adozione delle mascherine protettive.
  3. Importanza decisiva dei sistemi sanitari pubblici. Al tempo della pandemia influenzale del 1918, gli stati destinavano le spese principalmente alle attività belliche. Mentre il sistema sanitario pubblico rappresentava ancora una necessità in embrione per la maggior parte dei paesi europei. Oggi, ci siamo trovati a ripensare a decisioni governative grazie alle quali, le risorse per il sistema sanitario erano state dirottate altrove. Grande sbaglio che ha messo in difficoltà tanti paesi.
  4. Sfruttando ‘i mezzi di trasporto’ il virus può raggiungere tutti. Perciò, muovendosi in maniera più lenta, come nel 1918 oppure più veloce come oggi, tutti gli stati furono e sono stati contagiati.
  5. Connie Titchen, nel Regno Unito. Oppure Enelina Bortolotti in Italia. O Ana del Valle in Spagna. Sono alcune delle ultracenternarie sopravvissute prima all’influenza spagnola e poi al Covid-19. Passando indenni anche due guerre mondiali…. ci pensate??
influenza spagnola virus che attacca il sistema respiratorio

Lanciando un’occhiata verso il futuro…

Il distanziamento sociale e l’incessante lavoro di medici e ricercatori, mirano alla produzione di farmaci efficaci e vaccini utili globalmente. E questo provoca, poi, un rallentamento degli effetti delle infezioni pandemiche e una rottura della catena dei contagi. Tutta questa sequenza disegna un protocollo condiviso da attuare universalmente per affrontare le pandemie.

Perciò, partendo dall’influenza spagnola e pensando al futuro, bisognerà perseguire l’obiettivo di trattare le pandemie come problema collettivo e non esclusivamente di salute individuale, o nazionale.

Prima di salutarci, alcune curiosità, fotografiche e no, sull’influenza spagnola.

  • Da dove deriva il suo nome? In quel momento i principali Paesi combattevano la guerra. E non volevano che l’annuncio di un’epidemia avesse riflessi negativi sul morale delle truppe. A lungo non si disse nulla. La Spagna, invece, era neutrale e già nella primavera del 1918, i giornali spagnoli cominciarono a scriverne.
  • Alcuni luoghi sperduti del mondo furono risparmiati. Come l’isola di Sant’Elena, il delta del Rio delle Amazzoni, l’Alaska e l’Antartide. E soprattutto l’Australia, che adottò tempestivamente una quarantena marittima rigorosa. Purtroppo la tolsero troppo presto. Così l’epidemia arrivò in Australia con una terza ondata, nei primi mesi del 1919. E provocò 12 mila morti.
  • In Italia il primo caso letale si registrò a Sossano (Vicenza), all’inizio di settembre del 1918. I giornali non riportano, però, nessuna notizia di quanto stava accadendo. La stampa era sottoposta alla censura di guerra. I governi non volevano allarmare un’opinione pubblica già sufficientemente provata dal conflitto.
  • Tra le vittime illustri dell’influenza spagnola possiamo citare il pittore Gustav Klimt, massimo esponente della ‘secessione viennese‘. Per un ictus l’11 gennaio 1918, venne ricoverato, e poi, contagiato, all’ospedale di Vienna. Morì il 6 febbraio a 56 anni per l’infezione polmonare provocata dalla “spagnola”. In autunno è la volta del suo allievo Egon Schiele, 28 anni, già artista celebre e acclamato. Lui morì il 31 ottobre, tre giorni dopo che l’influenza gli ebbe portato via la moglie, Edith Harms, incinta di sei mesi (gli ultimi schizzi di Schiele sono ritratti di Edith nel letto d’ospedale). Il 9 novembre, invece, viene trovato morto nel suo attico parigino il poeta Guillaume Apollinare, 41 anni. E a fare la scoperta è l’amico Giuseppe Ungaretti, andato ad annunciargli la resa dei tedeschi.
  • Invece tra i guariti eccellenti possiamo citare il romanziere americano Ernest Hemingway (che scopre di essere malato durante la navigazione verso New York, di rientro dalla guerra). Poi, il futuro presidente Franklin Delano Roosevelt e l’appena ventenne Walt Disney. Infine il romanziere praghese Frank Kafka (che avrà comunque i polmoni compromessi e morirà pochi anni dopo di tubercolosi).

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