gli scacchi e il cinema

Gli Scacchi E Il Cinema

di Tommaso Baldi

Ci sono esempi famosi e importanti che testimoniano il rapporto particolare che si è sviluppato negli anni tra gli scacchi e il cinema.

I registi hanno trovato molti modi diversi di inserire il gioco degli scacchi nei film per il grande e per il piccolo schermo. Nonostante sia stato raramente il tema principale nei film più importanti, il gioco degli scacchi è duttile e perfetto per descrivere diverse tematiche, sia positive che negative.

Il primo film basato sugli scacchi fu “La febbre degli scacchi” del 1925. Una deliziosa commedia sovietica a proposito di un uomo tanto ossessionato dal gioco da finire con il deteriorare il rapporto con la sua fidanzata. Il film, muto, conteneva delle riprese reali di un importante torneo di scacchi che si stava tenendo a Mosca. L’allora campione del mondo, Josè Raul Capablanca, infatti, recita in una scena del film e fu pagato per fare pubblicità al film.

E’ un film di culto per gli appassionati del gioco, poichè contiene le uniche riprese, mai fatte, ad alcune leggende degli scacchi come Capablanca e Frank Marshall, campione statunitense per diverso tempo.

Parlando, nello specifico, di star del cinema che giocano a scacchi, la prima che salta alla mente è Humphrey Bogart. Lui era un bravo scacchista e contribuì a dimostrare che il suo gioco preferito era di grande effetto al cinema. Nel suo film più famoso, Casablanca (1942), il suo personaggio fa la sua comparsa mentre è seduto da solo davanti ad una scacchiera.

La scena era stata un suggerimento dello stesso Bogart al regista Michael Curtiz. E l’attenzione meticolosa con cui è stata allestita si nota dalla posizione dei pezzi sulla scacchiera che riproduceva una delle aperture preferite dell’attore. Ma quella non fu l’unica volta che un personaggio di Bogart veniva presentato mentre gioca a scacchi. Lo stesso espediente venne usato ne “I bassifondi di San Francisco” del 1949.

Molte altre star del cinema e altri registi sono stati giocatori di scacchi. John Wayne era uno scacchista appassionato e giocò spesso con Marlene Dietrich, durante le pause fra le riprese. Anche a Charlie Chaplin piaceva il gioco e una foto degli anni ’20 lo ritrae mentre gioca contro Sammy Reshevsky, allora bimbo prodigio e futuro grande maestro.

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Però, fu nel 1957 con “Il settimo sigillo” di Ingmar Bergman che gli scacchi, all’interno del film, rappresentarono, non un mero oggetto di scena fine a se stesso, ma un simbolo del trascorrere dell’esistenza. Siamo su una spiaggia sassosa, un cavaliere, di nome Block, sta ritornando alle sue cose. Accanto a lui c’è una scacchiera.

A un certo punto, improvvisa, si staglia una figura ammantata di nero, con il volto pallido, esangue. “Chi sei?” – le domanda il cavaliere. “Sono la Morte” – risponde lei. “Sei venuta a prendermi?” – chiede Block. E la Morte risponde “E’ già da molto che ti cammino a fianco…. sei pronto?“. Il cavaliere confessa di esserlo con lo spirito ma non con il suo corpo. Così la sfida, allora, ad una partita a scacchi e la Morte accetta, incuriosita e sorniona. Si siedono, l’una davanti all’altro e la partita comincia. Inizia così, il capolavoro di Bergman.

Gli scacchi rappresentano spesso una metafora di intrighi e conflitti. Ma anche di sublime seduzione. L’esempio più famoso è probabilmente quello de “Il caso Thomas Crown” (1968), nel quale Steve McQueen nella parte di un ladro gentiluomo, gioca a scacchi con un’attraente investigatrice, interpretata da Faye Dunaway.

Ci sono tre giochi nella stessa scena: ragazzo contro ragazza, guardia e ladro e il gioco stesso degli scacchi che finisce quando McQueen (in svantaggio) dice alla Dunaway “… giochiamo a qualcos’altro…“. Le mosse, nel film, tentavano di rifare una partita vera, giocata a Vienna nel 1898.

La scena è stata votata come una delle più memorabili della storia del cinema. Ed un sondaggio l’ha proclamata la quarta scena “più sensuale senza sesso”.

Forse il film più recente, basato sugli scacchi, è “In cerca di Bobby Fisher” del 1993, conosciuto anche con il titolo “Scacco matto“. E’ tratto dal libro omonimo di Fred Waitzkin, che parla della storia vera di suo figlio Josh e dei primi anni della sua carriera di bimbo prodigio. Come anche delle pressioni da parte della sua famiglia e della rivalità fra i bambini giocatori di scacchi e i loro genitori.

Bobby Fisher appare nei fotogrammi di un documentario mostrato durante i titoli di testa. La “ricerca” è puramente metaforica e si riferisce all’apice del successo a cui tutti gli scacchisti aspirano.

Ma, in fondo, la partita a scacchi a cui una generazione intera è legata è sicuramente quella che giocano Harry, Ron e Hermione in “Harry Potter e la pietra filosofale“. In verità Harry Potter e il suo compagno Ron Weasley si divertono spesso a giocare a quelli chiamati ‘scacchi dei maghi‘.

Le regole del gioco sono uguali a quelle degli scacchi tradizionali. Ma i pezzi sulla scacchiera sono animati e sono coinvolti in delle vere e proprie battaglie, quando uno di essi viene ‘mangiato‘. Non è facile giocare a scacchi dei maghi. Per muovere i pezzi devi comandarli ma loro ubbidiscono solo se la ritengono una buona mossa.

Ma c’è di più per giocare devi assumere il ruolo di un pezzo e i pezzi non vengono catturati ma distrutti sulla scacchiera.

Curioso, non trovate, questo rapporto tra gli scacchi e il cinema?

Ciao a tutti da Tommaso!

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