trattare noi stessi

La Gentilezza Come Speciale Modo Di Trattare Noi Stessi

di Renato Palma

La gentilezza rientra nella sfera delle possibilità. Per questo motivo ha a che fare con il modo in cui noi riusciamo a trattare noi stessi.

Parlando di attitudine gentile, non si può pensare di creare un modello basato solo sulle parole, sulle poesie, su un animo già predisposto, se la gentilezza stessa non diventa un modo particolare di trattare noi stessi.

Ed è qui che sta la difficoltà. Il modo in cui trattiamo noi stessi non dipende, come per gli altri esseri viventi, da leggi di natura. Le quali sono molto protettive e assicurano che nessuno farà mai deliberatamente del male a sé stesso.

Il modo in cui impariamo a trattare noi stessi dipende dalla cultura di chi si prende cura di noi. Pertanto deriva da come siamo stati trattati dagli altri quando eravamo molto piccoli.

Se ci hanno trattato senza gentilezza, impariamo a trattarci male. A pensare che questo sia “naturale“, solo perché questo ci viene proposto durante le varie fasi dell’educazione

trattare noi stessi

In effetti il maltrattare se stessi è uno strumento dell’educazione. Spesso ritenuto indispensabile a farci diventare o migliori, o a raggiungere gli obiettivi che gli adulti hanno programmato per noi

Vuoi la poppa quando ne hai bisogno? Non puoi averla.

Devi capire che la vita è fatta di privazioni, e prima ti abitui e meglio sarà per te. A nulla serve cercare di far riflettere sulla sgradevolezza della fame, quando non viene soddisfatta. Molti hanno provato a smuovere gli adulti dal loro intento educativo, senza risultato.

Questo può succedere ogni volta che il bambino avanza una richiesta, che viene catalogata come pretesa, e quindi come un tentativo di prendere in mano il potere.

Giorno dopo giorno un sottile conflitto fa sentire il bambino come incapace di essere accudito come succede a tutti gli altri cuccioli di animali.

trattare noi stessi

Lui è un uomo. E deve imparare il più presto possibile che la vita può essere crudele con lui

Se cerca di sottrarsi, si tende a catalogare le sue proteste come bizze o capricci. Mentre sta protestando sull’assurdità di questa paura, in base alla quale siccome il futuro può essere brutto, gli adulti gli fanno vivere anche un presente brutto. 

In ogni caso le sue proteste vengono considerate come manifestazioni di resistenza all’adattamento che vanno vinte con una piccola aggiunta di forza. E quindi di scortesia

A lui la scelta: può essere scortese con sé stesso o esporsi alle scortesie di chi lo educa.

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Gli adulti hanno una gran fretta di raggiungere quegli obiettivi. Che raggiungerebbe da solo, se solo avessero più pazienza e si fidassero di lui. Come, ad esempio, il controllo degli sfinteri, per il quale fanno una pressione incredibile.

In questo modo può succedere, non solo che peggio si tratta, più è apprezzato. Ma anche che diventa inutile chiedersi se era possibile fare altrimenti. Perché non gli permettiamo di conoscere un’alternativa.

Il modo di trattare noi stessi è il risultato di un apprendimento che usa gli stessi canali dell’apprendimento linguistico. Impari quello che ascolti e non ti chiedi se al mondo esista un’altra lingua. Inoltre o impari quella lingua o non ti capiscono.

Se nel linguaggio è previsto il ricorso alla scortesia, non resta che imparare la relazione con te stesso, solo secondo il modello che ti viene fatto sperimentare.

Quello che verifichiamo, giorno dopo giorno, è che l’unica possibilità è adattarsi alle richieste degli adulti è accettare al più presto di assumere il ruolo di educatori di noi stessi

trattare noi stessi

Cosa che ovviamente facciamo. Ma è prevedibile che diveniamo più severi degli educatori esterni. Una forma di precauzione che dovrebbe metterci al riparo dai loro rimproveri e dalle loro punizioni.

Quindi ci sottoponiamo, come ci viene chiesto, a un percorso di apprendimento fatto di imposizioni, umiliazioni, costrizioni di ogni sorta. E di una improvvisa sordità verso i segnali che ci dà il nostro corpo o la nostra mente. 

Diventiamo tutto, meno che gentili con noi stessi. La gentilezza, lo sanno bene gli adulti, ci potrebbe far diventare capricciosi e ingovernabili.

Così, può succedere, e spesso succede, che qualcuno oltrepassi il confine del maltrattamento. Quello che gli adulti ritengono utile e normale. E che si arrivi a farsi male, così tanto, da renderlo marcatamente evidente anche agli adulti. I quali penseranno immediatamente a una ‘cura‘ per riportare chi si fa del male, alla dose tollerabile di trattarsi male.

trattare noi stessi

Così torniamo a riflettere sul legame tra come trattare noi stessi e la gentilezza.

Gli adulti vivono il compito di educare come un dovere, perché questo hanno imparato nel loro percorso di crescita. E perché questo viene richiesto dai professionisti della relazione tra adulti e bambini, subito pronti a rimproverarli. E a minacciare un futuro terribile, se non fanno come loro consigliano e sono troppo accondiscendenti. 

Ma se solo si fermassero a riflettere, potrebbe nascere in loro la sensazione che questo sistema, e questo ruolo, possa essere sgradevole anche per loro. Oltre a essere estremamente faticoso.

Anche se, ogni tanto, compare una possibilità, una specie di magia: e se provassimo a fare diversamente?

Alla prossima…. ciao da Renato!

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