Foto di Adam Nieścioruk via Unsplash

L’Arte Mi Ha Salvata: La Quarantena Raccontata Da Ester

di Ester Negretti

Diario di quarantena, un fugace racconto di attimi con la straordinaria consapevolezza che forse ciò che ci salva è proprio l’arte stessa.

Salve, mi chiamo Ester Negretti, sono una pittrice. E vi racconto, in questo breve e sentito articolo, la mia esperienza durante la reclusione forzata da Covid-19.

Il fatto che c’è un dopo ci fa considerare innanzitutto il prima. Un sistema malato per cui ci voleva il virus per guarirlo? Boh!

Negli ultimi anni ho vissuto immersa nella gioia vitale dell’arte, valutandola anche nel suo ruolo di “catalizzatore sociale“. Cioè volto a innescare nuove azioni, impegnandomi in prima persona per la riqualifica di Borgo Vico, il quartiere di Como, prediletto per l’arte, dove ho trasferito la mia bottega di pittura.

Grida in paese, diario di una quarantena
Grida in paese, cm 80×70, 2007

E ora… piombarmi addosso la quarantena. Con la chiusura delle scuole a causa del Covid-19 le domande erano molte ma l’immaginario era rivolto ad una soluzione a breve termine.

Invece no.

A fine febbraio…

… mi sono sentita svuotata, fragile, frastornata e spesso… immobile. Era impossibile riuscire a pulire la mente, calmare il pensiero e concentrarmi nell’atto creativo che è libertà e respiro.

Passavo le giornate condividendo notizie con gli amici e cercavo di non pensare a quell’ombra oscura che annebbiava la mente, mentre giocavo con la bimba.

Per cui, anche sottoposta alla quarantena, ho continuato a pubblicare le mie opere d’arte sui social, ma con lo spirito di dare, prima di tutto a me stessa, una cosa altra a cui pensare.

L’idea di contaminare con la bellezza mi è piaciuta e ho trovato riscontro.

L’arte mi ha salvato!

L’idea che l’artista “deve” dire qualcosa, in questo momento storico, si scontra con il mio silenzio. Nulla di sensato ai miei occhi in un momento così sconvolgente. Un lavoro forte, intimo e profondo sta maturando, come un seme, dentro di me. Anche se non parla direttamente della cronaca ma abbraccia mondi altri che sono fughe più che messa a fuoco di un dramma…. un silenzio mai vuoto. Anzi, pregno di significati da ascoltare.

Fragilità, diario di una quarantena
Fragilità, cm 80×80, 2012

Il silenzio e la solitudine, elementi indispensabili per creare.

A marzo…

… è stato difficile perché c’era troppo rumore nella testa e tanto colore grigio.

Ora invece ho la consapevolezza che più rimaniamo collegati con il mondo più ci rendiamo conto di essere cosmicamente isolati …così riprendo a dipingere. Così mi faccio salvare dall’arte!

Intanto è aprile, … dipingo.

Dipingo, approfondisco i progetti urbani, mi interrogo sul significato delle nuove opere come le Ossidazioni. Stiamo vivendo un forte e unico mutamento sociale mai prima d’ora affrontato dall’umanità. Questo richiede nuovi strumenti di gestione.

Questa quarantena avrà fine? Abbiamo la prospettiva di una nuova normalità. Il virus muta e mutiamo anche noi. Assistiamo ad un rinnovato interesse culturale (le persone stanno leggendo più libri) e anche ad una maggiore attenzione al circondarsi del bello. Ora si ha tempo per notare dei particolari che prima sfuggivano per fretta o stanchezza.

Si torna ad amare la propria casa, a curarsene in prima persona e magari a notare anche quella parete vuota da troppo tempo. Quello spazio che è muro, e ripete ad ogni sguardo la chiusura che si sta vivendo, piuttosto che aiutarci ad evadere con una bella opera d’arte. Penso che l’Arte può tornare ad essere un patrimonio di famiglia da tramandare, un valore riscoperto in questi giorno di clausura forzata perché ci fa compagnia e allieta le giornate.

L'arte ci salverà

Anche l’arte pubblica, come pittura, scultura e istallazioni, avrà un nuovo ruolo nelle mani di amministrazioni lungimiranti. Progetti urbani innovativi potranno identificare il nostro tempo e creare reti sociali.

Pieno aprile… continuo il lavoro, bruscamente interrotto. Mi rasserena, mi dona energia ed entusiasmo per la vita.

Maggio incombe…

Così, dopo aver realizzato le prime opere di una nuova serie, ed aver accolto il primo impulso di energia creativa, abitualmente torno a riflettere sul mio operato. Su ciò che questo mi dice, dopo che ho avuto la fortuna di vedere sulla tela ciò che ho provato e sentito dentro.

Ciò che vedo di fronte a me sono le Ossidazioni: una serie di opere che si presenta come una suggestione proveniente dal passato, ricca di simboli.

Il ferro è un metallo duro ma il tempo e l’acqua lo hanno corroso. E lo hanno trasformato in ruggine che invece è friabile, fragile come le nostre emozioni e i ricordi che sbiadiscono.

Una scatola presenta evidenti segni del tempo, che l’hanno modificata. Un pacco, contenente qualcosa di prezioso mai arrivato a destinazione, evoca una capsula del tempo, che ci porta a domandare se i veri destinatari di quella custodia siamo noi. Uno spazio fisico e mentale, temporale, un contenitore di cose ma anche di suggestioni e ricordi. Un simbolo del tempo che passa e che ci lega inesorabilmente con il passato in una personalissima rielaborazione emozionale dell’opera.

Il sole a mezzogiorno, diario di una quarantena
Il sole a mezzogiorno, cm80x100, 2018

Nel mio recente lavoro ho ampiamente messo in discussione l’idea di dividere lo spazio rappresentato sulla tela, da quello della fruizione. Così, in questo periodo di quarantena, di apparente sospensione temporale, mi sono interrogata sul ruolo della relazione fisica tra spettatore e opera. Le domande, che si affacciavano sul mondo, sono diventate semplici ma tortuosi dialoghi che mettono in relazione il pubblico con l’opera e con lo spazio, proponendo un’esplosione di necessità tattili.

Toccare, sentire, abbracciare, accarezzare… Tutte azioni ora negate e mai così tanto volute dall’umanità. Ecco che l’arte arriva a gridare al mondo questa necessità che lega passato e futuro.

Ciao a tutti da Ester!

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