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Bullismo, Azione Sociale Che Parla di Fragilità Emotiva

di Tommaso Baldi

Il bullismo è un’azione che nasce in una relazione tra pari e denuncia fragilità emotiva in entrambe le parti.

Le statistiche più recenti delle Nazioni Unite riportano che, nel mondo, uno studente su tre, fra i 13 e i 15 anni, ha vissuto esperienze di bullismo. Si stima che a livello mondiale 246 milioni di bambini e adolescenti sperimentino ogni anno qualche forma di violenza a scuola o episodi di bullismo. Questo fenomeno evidenzia come una percentuale significativa di ragazzi abbia difficoltà relazionali ed emotive, che sfociano in atti di bullismo.

Per cominciare, cosa si intende per ‘bullismo’?

Il bullismo è un tipo di azione che avviene all’interno di una relazione tra pari, nella quale si mira deliberatamente a fare del male o a danneggiare. Talvolta dura per settimane, mesi e persino anni, ed è difficile difendersi per coloro che ne sono vittime. Le principali caratteristiche che permettono di definire un episodio come ‘bullismo‘ sono…

  • l’intenzionalità del comportamento aggressivo
  • la durata delle azioni che, spesso, si ripetono nel tempo in maniera sistematica
  • l’asimmetria di potere fra vittima e persecutore.
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I comportamenti violenti che caratterizzano il bullismo sono: offese, parolacce e insulti, derisione per l’aspetto fisico o per il modo di parlare, diffamazione, esclusione per le proprie opinioni, aggressioni fisiche. Il cyber-bullismo, invece, è un atto aggressivo e intenzionale più volte ripetuto sui canali social, come Instagram, Whatsapp o TikTok.

A quali campanelli di allarme prestare attenzione?

Eminenti studi hanno dimostrato che le conseguenze sulle vittime hanno effetti duraturi. Si possono notare senso di solitudine, ritiro sociale e rifiuto verso la scuola. Ma anche maggiori livelli di ansia e depressione, e una vasta sintomatologia psicosomatica (mal di pancia e mal di testa).

I bulli solitamente esprimono il loro disagio con comportamenti a rischio come abuso di sostanze, azioni illegali, maggiori insuccessi scolastici e professionali, relazioni centrate su dinamiche di sopraffazione.

Come possiamo intervenire?

Se sospettiamo che i nostri figli siano coinvolti in una dinamica di bullismo, è importante parlarne con loro e chiedere aiuto. I ragazzi catapultati in questo triste fenomeno, sia come vittime sia come bulli, mostrano un’elevata fragilità emotiva che richiede un immediato intervento da parte di professionisti, psicologi e neuropsichiatri.

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In particolare tale aiuto si può avere dai servizi territoriali di neuropsichiatra, a cui si può accedere tramite richiesta di visita specialistica del pediatra, il quale può indirizzare la famiglia il prima possibile ai servizi competenti. E’ molto importante anche l’aiuto dei compagni di scuola. Anche se solo spettatori, essi possono fare la differenza nel rompere le dinamiche di sopraffazione in classe, mostrandosi apertamente contrari a tali azioni e nell’aiutare in particolare le vittime a chiedere aiuto agli adulti.

Cosa possono fare i genitori come prevenzione?

Innanzitutto promuovere nei figli capacità relazionali nel rispetto di sè e degli altri, quella che tecnicamente si chiama ‘prosocialità‘, ovvero un comportamento diretto ad aiutare un’altra persona o un gruppo di persone, senza aspettarsi ricompense esterne. Bastano comportamenti semplici e quotidiani, come ad esempio insegnare a parlare ai bambini di sentimenti, nominando le emozioni proprie e altrui, aiutarli a mettersi nei panni dell’altro, inserire la gentilezza nel quotidiano familiare, dando il buon esempio.

La scuola, inoltre, ha un ruolo fondamentale. Tanto che all’Università di Firenze è stato creato un progetto che ha portato alla nascita della piattaforma Elisa (E-learning degli Insegnanti sulle Strategie Antibullismo) per la formazione a distanza dei docenti e il monitoraggio del bullismo e cyberbullismo.

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