bambini e adulti

Bambini E Adulti: Una Relazione Non Gentile

di Renato Palma

La relazione tra bambini e adulti è, a tutti gli effetti, una relazione asimmetrica. E asimmetrica vuol dire non gentile.

La nostra società, quella in cui viviamo, prevede molte relazioni asimmetriche, cioè tra persone che non hanno gli stessi diritti. E che possono essere trattate con dosi anche minime di maltrattamento. Noi ci occuperemo di situazioni generali, cioè che riguardano differenze facilmente riconoscibili.

La prima è quella fra uomini e donne. Quella in cui le donne debbano fare una grande fatica per poter avere le stesse possibilità di esprimersi e di emergere, che invece vengono riconosciute ai maschi. 

relazione asimmetrica bambini e adulti

Qui c’è una storia lunghissima che autorizza i conservatori a volere che le cose continuino ad andare come sono sempre andate. Naturalmente alcune donne, che hanno cominciato a riconoscersi un potere contrattuale, non sono d’accordo e cercano di modificare la situazione esistente. Per ora i risultati non sono così soddisfacenti e nascere donna rappresenta comunque uno svantaggio sociale. Si parla di quote rosa oppure della cosiddetta parità di genere, che però deve essere ancora dichiarata perché nella pratica quotidiana non esiste.

La seconda è la relazione più asimmetrica di tutte. Perché quasi tutti sono d’accordo a dire che non si può fare altrimenti: il modo in cui gli adulti entrano in relazione con i bambini per educarli e per ridurre la loro libertà di espressione. 

Non si capisce perché ci sono tanti bambini intelligenti, e così tanti adulti cretini. Dev’essere effetto dell’educazione.

Alexandre Dumas

Gli adulti la chiamano identità di appartenenza. E la costruiscono giorno dopo giorno in modo che i figli siano quelli che vogliono. 

Se provano a esprimere una preferenza diversa incorrono nella disapprovazione, come minimo, o in altre forme di punizione e di esclusione

Si è sempre fatto così e non vedono motivo per cambiare. 

Ovviamente i ragazzi non hanno nessuna possibilità contrattuale, a parte farsi male o diventare oppositivi o socialmente pericolosi.

bambini e adulti

Se si potesse chiedere ai ragazzi se esiste una dose minima di maltrattamento che loro considerano utile accettare, le risposte che avremmo varierebbero con l’età. Quelli più piccoli sgranerebbero gli occhi e cercherebbero di farti capire che non sono d’accordo. 

Poi crescendo potremmo aspettarci due risposte diverse.

  • Quelli che hanno compiuto un perfetto adattamento sosterrebbero le stesse cose che hanno imparato dagli adulti. E cioè che sarebbe meglio di no. Ma sono consapevoli che l’unico modo di crescere è accettare anche delle scortesie
  • Poi ci sono gli altri, quelli che hanno imparato a farsi male o a fare del male. A provare una rabbia sconfinata per le regole a cui non hanno saputo chinare la testa, e che sono considerati persi per la società, che non ti stanno più né ad ascoltare né a rispondere. Sono soli e solo oppositivi

Come lo siano diventati per molti è un mistero, perché non considerano l’evoluzione del loro comportamento come un effetto collaterale dell’uso della forza. È solo una questione di carattere o di nascita, o di non essere stati abbastanza decisi nel tirarli su.

bambini e adulti

Se ponessimo agli adulti la stessa domanda. Cioè… “C’è una quantità piccolissima di maltrattamento che sono disposti ad accettare nel posto dove lavorano, o quando un impiegato, o un medico, o un vigile urbano (per fare alcuni esempi) è stato poco cortese con loro, o nelle molte occasioni in cui si sentono trattati come bambini?“, penso che pochi direbbero che “sì, c’è una piccola dose di maltrattamento che va accettata”.

In ogni caso, ricevere una piccola dose di maltrattamento viene percepito immediatamente come essere messi fuori dalla relazione gentile e sentirsi trattati in un modo che non ci piace, ci offende, urta la nostra sensibilità.

È come se ci fossimo due noi.

  • Quelli che protestano se si sentono trattati scortesemente.
  • E poi gli stessi che si mettono, inconsapevoli, nelle condizioni di voler produrre, nelle persone che vogliono educare, una serie di disagi e di mancanze di rispetto

Non è ovvio, per loro, che in questo modo insegnano a creare disagi e mancanze di rispetto nei confronti di sé stessi prima, e dopo nei confronti delle persone con cui verranno in contatto. 

Tutto si risolve in una questione di potere: qualche volta sotto, qualche volta sopra. Mai pari. 

bambini e adulti

Ora se c’è una cosa tipica delle relazioni non gentili è proprio il fatto che ci sia qualcuno che comanda e qualcuno che deve obbedire.

In ogni caso, non credo di dover insistere ancora per sostenere la tesi che la dose minima di maltrattamento si associa a tutti quei progetti nei quali il nostro obiettivo è ottenere un risultato educativo.

E, spesso, come ribadito in questo articolo, questo succede nella relazione tra bambini e adulti.

Saluti da Renato!

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