aspetti negativi del pensiero neoliberista

Principali Aspetti Negativi Del Pensiero NeoLiberista

di Gianni Spulcioni

Dopo aver sondato diversi aspetti positivi, soffermiamoci sugli aspetti negativi del pensiero neoliberista.

Abbiamo parlato negli articoli precedenti degli aspetti positivi nel tempo del modello economico oggi dominante in Occidente. (Luci E Ombre Del Modello Culturale Liberista, Il Grande Progresso Portato Dal Modello NeoLiberista).

Che però hanno perso smalto. Oggi si parla della crescente diminuzione del reddito medio. Soprattutto nel mondo occidentale, alimentata dagli effetti combinati della delocalizzazione produttiva. E della innovazione tecnologica, assieme alla concorrenza dei paesi emergenti. Ma si parla anche dell’aumento della concentrazione della ricchezza.

Questa concentrazione, dovuta particolarmente agli effetti crescenti della forza e dell’influenza della finanza, negli scenari economici internazionali. Infine, si parla del progredire delle diseguaglianze sociali e dello spostamento del fulcro economico dall’Occidente verso l’Oriente, con la grande crescita della Cina e dei paesi emergenti.

aspetti negativi del pensiero neoliberista

A questo aggiungiamo la pressione migratoria del sud del mondo, abbinato all’invecchiamento delle popolazioni occidentali. Ma anche l’inquinamento e lo sfruttamento oltre misura delle risorse della Terra, assieme al riscaldamento climatico.

Ecco il quadro di grande complessità e incertezze con il quale oggi ci confrontiamo. E la pandemia ha contribuito a renderlo ancor più fosco.

Sarebbe fuori luogo assegnare la responsabilità ultima di tutto al modello economico dominante. Ma esso è certo almeno il terreno di coltura nel quale tutto ciò ha prosperato. In base ai suoi presupposti teorici e alle conseguenti scelte, anche politiche.

Nelle ultime decadi, in Occidente, abbiamo assistito ad una significativa redistribuzione di ricchezza dal basso verso l’alto della scala sociale. E ad un impressionante declino della classe media e del suo potere economico. E’ stato dimostrato che l’1% più ricco ha triplicato i suoi guadagni. I redditi, poi, da capitale sono cresciuti ancor più rapidamente.

La globalizzazione, il grandissimo sviluppo del commercio internazionale, hanno favorito molte conseguenze positive.

Hanno ridotto fortemente la disuguaglianza tra le nazioni, ma l’hanno aumentata all’interno delle nazioni stesse, soprattutto nei paesi ricchi dell’Occidente.

Se infatti in Oriente, in generale, si è rafforzata una classe media che ha incrementato i propri redditi, in Occidente invece la grande sconfitta è proprio la classe media, i cui redditi negli ultimi 25 anni non sono cresciuti, nella migliore delle ipotesi.

aspetti negativi del pensiero neoliberista

Si parla di frequente di “finanziarizzazione” dell’economia, per designare il peso crescente della finanza. Masse sempre più ingenti di capitali investiti in una grande quantità di raffinati strumenti finanziari sempre più complessi e rischiosi. Capitali attratti assai più dai guadagni rapidi e ovattati della finanza che da quelli sudati delle attività produttive.

Sono le dinamiche che, in estrema sintesi, hanno causato la profondissima crisi del 2007-2008. La quale è nata, infatti, come crisi finanziaria per poi estendersi all’economia cosiddetta reale, quella produttiva.

Alla quale crisi, si è reagito faticosamente e con risultati alterni e non del tutto positivi.

L’abbondante offerta di liquidità degli ultimi anni avrebbe dovuto favorire, alla fine della catena, l’economia reale. Anche grazie a politiche monetarie assai espansive nazionali e internazionali, con tassi di interesse bassissimi. E, invece, continuiamo ad avere tassi di crescita risicati.

In un mondo in cui tutto diventa più veloce e più difficile da capire, vince la frase ad effetto, lo slogan semplificatorio e rassicurante, anche se impossibile da realizzare, al di là di ogni confronto serio con la realtà dei fatti.

Mauro Magatti, 2017

Qualcuno sostiene che l’abbondanza di moneta non riesce a finire nelle tasche delle fasce sociali medio basse. Ma resta prevalentemente nelle mani dei ceti più ricchi. Che, reinvestendo soprattutto nella finanza e non riuscendo a spendere più di tanto in consumi, non contribuiscono più di tanto a farla “arrivare” all’economia produttiva.

Talora la eccessiva severità, il rigore, con il quale si sono imposte misure di “risanamento” in base ai presupposti economici prevalenti, ha creato forse più danni che vantaggi, il caso recente della Grecia è emblematico.

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Fino agli anni Ottanta del XX secolo, le economie occidentali erano preponderanti nel generare il Prodotto Interno Lordo mondiale. Poi il loro contributo ad esso, in questo scorcio di nuovo secolo, invece, si è ridotto a meno della metà. Rispetto all’ultima parte del ‘900, in Asia i redditi in media sono cresciuti sensibilmente. Aumentati persino in Africa, il continente con le performance economiche più povere del mondo.

L’aumento della diseguaglianza sociale nei paesi occidentali ha causato una diminuzione della mobilità sociale e delle speranze di miglioramento dell’individuo, per sé ed i propri figli. Se a lungo, dalla fine della seconda guerra mondiale in poi, in Occidente si è stati pressoché certi che i propri figli avrebbero migliorato le loro condizioni di vita, oggi questo è tutt’altro che scontato.

aspetti negativi del pensiero neoliberista

I ceti medi e meno abbienti, il loro status, le loro sicurezze economiche, hanno risentito dell’eccessivo ricorso alla finanza e delle scelte produttive delle imprese. In effetti, le imprese hanno spostato in giro per il mondo interi cicli produttivi. Sempre alla ricerca di risparmi sui costi.

Si è generata disoccupazione. E, di conseguenza, gli Stati occidentali non hanno saputo e potuto dare precise risposte alla mancanza di sicurezze e di prospettive. Anche per via dei condizionamenti derivanti dalle istituzioni transnazionali indipendenti. Alle quali devono sottostare, e dai capisaldi teorici del neoliberismo.

Negli Stati Uniti, si è parlato di ‘forgotten men‘, gli uomini dimenticati. Che più di altri hanno risentito degli effetti della globalizzazione e della finanziarizzazione dell’economia. Ci sono anche altrove. Nessuno li ha ascoltati e aiutati.

Non sono stati ascoltati dalle istituzioni. Impreparate e con poco potere effettivo di intervenire a livello locale su fenomeni che sono invece transnazionali. Tantomeno dalla le elites economiche. Sempre più collegate a livello internazionale in un sistema autoreferenziale e chiuso.

Sono le fasce di popolazione che si sono trovate senza lavoro. Magari con gli immigrati sempre più sulla porta di casa. Ritenuti colpevoli di “sottrarre” lavoro e risorse pubbliche. La cui carenza, gradualmente crescente, per effetto della crisi economica, ha già di per sé causato negli anni dolorosi tagli alla spesa sociale.

crollo della fiducia

E’ qui, in sintesi estrema, l’origine del crollo della fiducia in Occidente. Nelle elites e nel potere politico, spesso già piuttosto ammaccato nel prestigio per la disinvolta gestione della cosa pubblica.

Crollo della fiducia e disorientamento. Da qui, anche per effetto di altri fenomeni come quello migratorio, il passo è breve per arrivare alla paura e al risentimento, alla rabbia. Sentimenti che i nuovi populismi sono bravi nell’intercettare e alimentare, per farne strumento di lotta contro le “potenti” elites politiche economiche.

Per un lungo periodo, dopo la guerra, la crescita economica era riuscita a portare in Occidente prosperità e benessere. Oggi, invece, prevalgono la rabbia per il presente e la paura per il futuro.

E’ già successo nella storia.

La storia non può mai ripetersi tale e quale. Tuttavia vi sono similitudini, con gli anni Venti e Trenta in Europa del secolo scorso, che inquietano. E sappiamo come è finita.

Se si diffonde la sensazione che i benefici del capitalismo siano distribuiti in modo iniquo, il sistema è destinato a crollare.

Alan Greenspan (Presidente Federal Reserve USA dal 1987 al 2006), 2007

Finanza eccessiva. Profitti ad ogni costo, immediati e crescenti. Benessere che non è “gocciolato” automaticamente dalle classi più ricche alle classi inferiori (l’effetto trickle down previsto dalla teoria neoliberista). Aggiungiamo, strettamente connessa, l’innovazione tecnologica. Il futuro è sempre più complesso. Pieno di incognite. Pandemia a parte.

Ciao da Gianni!

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