Alberto Sordi alla Biennale

Alberto Sordi: Quando Fellini Lottò Per Averlo Ne I Vitelloni

di Tommaso Baldi

L’amicizia tra Alberto Sordi e Federico Fellini è sempre stata profonda ed empatica. E anche ricca di aneddoti e situazioni particolari.

L’amicizia fra Alberto Sordi e Federico Fellini è antica.

Nasce molti anni prima de ‘Lo sceicco bianco‘ e de ‘I vitelloni‘. Si conobbero durante la guerra, quando il regista si trasferì a Roma da Rimini. Quasi nello stesso periodo in cui Fellini s’innamorò di Giulietta Masina. Poi, il 30 ottobre 1943, in una Roma cupa, già occupata dai tedeschi, Federico e Giulietta si sposarono. La cerimonia fu semplice, in casa, senza soldi né viaggio di nozze, senza festeggiamenti.

Alberto Sordi con Fellini e Giulietta Masina ai Nastri d'Argento

L’ unico piacere che si concessero fu di andare a uno spettacolo di varietà nel pomeriggio. Sordi era tra gli attori, li vide entrare, fermò lo spettacolo e disse, più o meno, basandoci su una vecchia intervista del vero Moraldo Rossi:

È arrivato un amico, si chiama Federico Fellini, è un umorista, collabora al “Marc’Aurelio”. Si è sposato con Giulietta Masina, una brava attrice che avete sentito alla radio nel personaggio di Pallina. Vi chiedo di aiutarmi a fargli un dono, che mi costa pure poco, vi chiedo un applauso. Regalo al mio amico Federico questo momento di festa comunicandolo a tutto il pubblico del teatro.

Insomma, il loro rapporto è sempre stato saldo. E questa vicinanza si consolidò durante il periodo della creazione e distribuzione del film ‘I vitelloni‘. Con Alberto Sordi, Franco Interlenghi e Franco Fabrizi, ‘I vitelloni‘, film di Fellini del 1953, è un affresco malinconico in un bianco e nero ironico e agrodolce, di cinque (ormai ex) ragazzi di provincia. I cosiddetti vitelloni. Inaspettatamente fu un film pluripremiato e distribuito, per questo, all’estero. Era il primo film di Fellini a cui era riservato questo onore.

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Ma la verità è che la produzione e la distribuzione de ‘I vitelloni‘ fu particolarmente travagliata. Fellini stesso diceva: “I vitelloni non voleva distribuirlo nessuno, andammo in giro a mendicare un noleggio come dei disperati“. Varie perplessità, in questa fase, venivano espresse a partire dal titolo stesso; “Finì a un’altra distribuzione che non voleva il titolo I vitelloni. Ci consigliavano un altro titolo: Vagabondi!“. Ma, soprattutto, il film veniva penalizzato per colpa dei problemi legati alla presenza di Alberto Sordi. Infatti Fellini ingaggiò, per lui, una vera e propria battaglia, soprattutto con i distributori.

Già al tempo in cui lavorò a ‘Lo sceicco bianco’, Sordi era in disgrazia, agli occhi degli addetti ai lavori, soprattutto dopo il disastro commerciale di ‘Mamma mia, che impressione!‘. Ma, quando girò ‘I vitelloni‘ era considerato proprio “letale” al box-office. Fellini era l’unico a dargli credito.

Fellini si mosse per tutelare il nome di Alberto Sordi, già da ‘Lo sceicco bianco‘, ed era fermamente deciso a lavorare con lui anche ne ‘I vitelloni‘. Anche, nonostante i precedenti insuccessi cinematografici dell’attore romano e senza ascoltare le dicerie, secondo le quali, il nome di Alberto Sordi respingesse in un certo senso gli spettatori. Il regista avviò, quindi, quella che, lui stesso, ha sempre ricordato come “una grossa battaglia“, per farsi approvare la scelta di Sordi. E alla fine riuscì ad avere l’ok dei distributori, ma ad una precisa e sgradevole condizione.

Alberto Sordi a Roma

Queste le parole amare di Fellini a riguardo…

Nelle prime venti copie de ‘I vitelloni’, nei titoli di testa, il nome di Sordi non c’è. E nei primi manifesti che ha fatto l’ENIC, la casa di distribuzione, non c’è il nome di Sordi. Cioè, alla fine, hanno ceduto a farmelo prendere, a patto però che collaborassi a far sapere che non c’era.

Però, come dicevamo all’inizio, premi e successo bagnarono il film. E, di conseguenza, anche la carriera di Sordi ebbe nuova linfa. Da quel momento in poi, l’ Albertone Nazionale, soprattutto grazie allo sforzo di Fellini, col quale sentiva una grossa empatia, non ebbe più problemi con le case di distribuzione.

Alberto Sordi e Fellini che ballano
Foto di Tazio Secchiaroli

La storia, però, non sarebbe completa se non citassimo un famoso aneddoto, raccontato ancora dalla voce di Moraldo Rossi, nell’intervista “L’amico vitellone. Intervista a Moraldo Rossi”, firmata da Alberto Crespi.

Rossi racconta che, come tutte le relazioni profonde, anche questa nacque dopo uno scontro

Alberto aveva tante qualità e tanti difetti. Soprattutto aveva un vizio, quello di dare dello “stronzo” a tutti: alle comparse, agli altri attori, a tutti. Era un suo modo di scherzare, di relazionarsi con gli altri, ma non a tutti faceva piacere. Un giorno l’ha fatto con me. Io ho reagito male e l’ho aggredito. Ho perso le staffe, gli son saltato addosso e l’ho sbattuto contro i cancelli della stazione ricoprendolo di improperi. Sapevo di non dover esagerare, capivo perfettamente i rapporti di forze: io ero un avventizio, stavo ancora imparando a fare il cinema, mentre lui era uno degli attori protagonisti; sul set lui era indispensabile, io ero solo un passante. Insomma, ero pronto a prendere le mie cose e ad andarmene dopo averlo insultato.

Ma, a quel punto…

… è successa una cosa strana, che ha poi condizionato tutto il rapporto futuro fra noi tre: Alberto non ha reagito, ma ha reagito Federico.

… difatti Fellini era molto amico di Moraldo Rossi e non voleva privarsi della sua compagnia. Voleva sempre circondarsi di amici fedeli, soprattutto sul lavoro. Perciò…

… quando ha capito che io e Alberto stavamo litigando è sbiancato, si è sentito perduto: non poteva certo cacciare Sordi, ma non poteva nemmeno cacciare me perché in qualche misura il film nasceva su di me, sul mio nome… così ha cercato di metter pace fra di noi usando la stessa parola incriminata: «Non fate gli stronzi, litigate mentre giriamo?

… e alla fine…

Sordi ha ceduto per far piacere a Fellini. Non poteva esser lui a provocare la rottura fra di noi. Ha capito la “simbiosi” che esisteva tra me e Federico e ha capito che non poteva romperla. Così si è inventato lì per lì una battuta delle sue: mentre Federico ci obbligava a far pace, ha fatto una delle sue tipiche risate e ha detto in romanesco: «Davvero me volete menà?». Al che, io ho risposto con un’altra battuta: «Se era necessario, sì». Lì è nata una risata collettiva che ha permesso a Federico di rasserenarsi e di continuare il lavoro senza perdere i suoi punti di riferimento.

Fellini amava Sordi, come amico ma anche come professionista. Per questo ha sempre lottato per lui e ha cercato di mantenere salda la loro amicizia. Sapeva benissimo che una buona parte del successo dei suoi film, in cui Sordi aveva recitato, dipendeva dall’apporto creativo dell’attore romano. Sì, perchè, anche se in disgrazia, al tempo de ‘I vitelloni‘, Alberto Sordi era già “Alberto Sordi”. Già si imponeva. E Fellini non poteva assolutamente costruirgli un personaggio addosso, doveva stare a quello che diceva lui. Ma questo a Fellini, allora, stava bene.

Tutti i dialoghi di Sordi ne ‘Lo sceicco bianco’ e ne ‘I vitelloni‘, sono scritti da lui stesso. Per questo motivo i due film, senza di lui, sarebbero stati profondamente diversi.

È stato l’attore più grande, ma è soprattutto stato uno straordinario autore, l’artefice del suo personaggio con cui ha attraversato più di 50 anni di storia italiana.

Mario Monicelli
Alberto Sordi compie 100 anni

Ciao da Tommaso… e auguri Alberto per i tuoi 100 anni!

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