film contro l'omofobia

10 Film Contro L’Omofobia Che Dovete Assolutamente Vedere

di Tommaso Baldi

Il cinema ha prodotto meravigliose opere che denunciano e suscitano riflessioni riguardo l’odio per il diverso, l’omosessuale. Ecco qui 10 bellissimi film contro l’omofobia.

Capiamoci. Il fatto che non se ne parli, il fatto che l’argomento non sia dibattuto per un avvenimento di cronaca, non vuol dire necessariamente che l’omofobia non sia presente in qualche angolo del pianeta. Nel 2020 purtroppo, in Italia come in altri paesi, l’ottusità, l’ignoranza e le paure delle persone generano l’odio contro il diverso, contro l’omosessuale, contro chi sente di avere una diversa identità di genere.

Combattere contro l’omofobia significa battersi per i diritti di tutti.

Le persone in cui albergano queste terribili sensazione dovrebbero guardarli e riguardarli, i film di questa lista. Una sorta di Metodo Ludovico, di kubrikkiana memoria. Perchè film contro l’omofobia come questi, hanno esattamente lo scopo di contrastare quell’odio.

Ovviamente la storia del cinema ci pone davanti una filmografia tematica vastissima. La selezione, di film contro l’omofobia, fino ad arrivare a 10, ha dato maggiore risalto a quei titoli, vecchi e nuovi, che comunque ci hanno colpito, apportando in noi importanti riflessioni, rispetto ai radicati pregiudizi che alimentavano le epoche raccontate.

film contro l'omofobia, libertà di scegliere

La prima volta in cui fu usato il termine omofobia risale alla pubblicazione di uno studio dello psicologo clinico George Weinberg, ‘Society and the Healthy Homosexual‘ (‘La società e l’omosessuale sano‘), uscito nel 1971. Oggi, però, il termine è entrato nella lingua comune, è sui titoli di giornale, in bocca a politici, nei talk televisivi.

Eppure, da ben prima di questi anni, il mondo del cinema esplora, racconta e rappresenta, pur con tanti limiti e con tutti i suoi vincoli, il mondo gay. Lo ha fatto attraverso bellissimi film contro l’omofobia, analizzata in ogni sfaccettatura. Con grandi film di lotta, attraverso deliziose commedie degli equivoci, attraverso film dolorosi e disperati, molti di questi considerati piccoli capolavori della settima arte.

bandiera LGBT - film contro l'omofobia

Ecco qua la lista di 10 film contro l’omofobia che ci dovrebbero fa riflettere molto.

Una giornata particolare (1977)

La giornata particolare è il 6 maggio 1938. Adolf Hitler è a Roma. Il marito di Antonietta (Sofia Loren), fervente fascista trascina tutti i figli a vedere il Duce che incontra Hitler. Antonietta è costretta a rimanere a casa. Nel grande caseggiato, rimangono soltanto in due: la casalinga madre di 6 figli e quell’uomo “né soldato, né marito, né padre” che è Gabriele (Marcello Mastroianni), ex conduttore radiofonico dell’Eiar licenziato e mandato al confino per la sua omosessualità.

Tra i due nasce una sottile complicità. E da questa, nel film si sprigionano tutte le dovute riflessioni sulla condizione di subalternità della donna e sulla discriminazione profonda nei confronti degli omosessuali.

Due protagonisti. Due attori. Due simboli internazionali della bellezza italiana, svestiti del loro sex appeal, che regalano una performance memorabile, in questo capolavoro firmato da Ettore Scola. Quell’insulto “frocio“, nella bocca di lui, diventa un atto d’accusa verso una società che non prevede un uomo che non sia “né soldato, né marito, né padre“. Ma neppure una donna che non sia “nè moglie, né madre“. Antonietta dall’incontro con Gabriele capirà di valere qualcosa, di essere qualcuno al di là dei suoi figli e del suo marito padrone. Alla fine della giornata ‘particolare‘ entrambi saranno leggermente cambiati. Fiduciosi? Non saprei. Ma sicuramente con le spalle più grosse.

Victor Victoria (1982)

Tra i film contro l’omofobia, questo non può non essere citato.Victor Victoria è una farsa, una splendida farsa musicata, del 1982. Di una tradizione senza tempo, anche se la sua sensibilità è strettamente degli anni ’80 e il suo tempo è il lontano 1934. La sua frizzante trama è, in gran parte, ambientata nelle camere d’albergo, nei letti d’albergo, perfino sotto di loro, negli armadi degli hotel e sui cornicioni delle finestre.

Una chicca cinematografica che predica tolleranza e comprensione verso l’omosessualità. Anche attraverso un uso naturale, quasi spregiudicato, della parola “gay” in un modo che dubito sia stato molto usato nella Parigi del 1934.

Victor Victoria si addentra, con tono volutamente frivolo e démodé, su un terreno ancora più impervio, quello della sessualità negata, occultata, tradita in nome della società. Un’identità nascosta, modificata sull’altare del successo. Per sentirsi una vera donna, per non essere dimenticata come artista, la protagonista è costretta a rinnegare se stessa, a mascherare il proprio corpo e camuffare la propria voce. Si trova catapultata in un ruolo assurdo, la donna che finge di essere un uomo che ama gli uomini e si traveste da donna per esibirsi. Diventa un ibrido che non è quello che sembra e non può essere quello che desidera. Si tratta di una sorta di prostituzione pubblica, un gioco delle parti, divertente e tagliente, che suggerisce riflessioni importanti su queste tematiche dagli anni 80 ad oggi. Il tutto, anche grazie ad alcune interpretazioni, come quella di Julie Andrews. Ma soprattutto grazie ad un Robert Preston eccezionale, al quale è stato negato un oscar meritatissimo nel 1983, per il ruolo di Toddy.


         

Philadelphia (1993)

Meraviglioso dramma diretto da Jonathan Demme. Andrew Beckett, un bravissimo Tom Hanks, giovane e promettente avvocato, viene licenziato dallo studio che lo ha appena assunto. Ufficialmente per inadempienza professionale, ma realmente per la sua sieropositività e il suo orientamento sessuale. Con grande difficoltà trova Joe Miller, un avvocato disposto ad aiutarlo. L’avvocato, interpretato da Denzel Washington, nel preparare la causa dovrà fare i conti con la propria stessa diffidenza nei confronti del mondo gay.

Philadelphia scandaglia in molteplici modi il tema dell’omosessualità, parlando a più categorie. Prima di tutto parla agli omosessuali, cercando di ingraziarseli, assicurando loro una gratificazione certa e una sorta di beatificazione, come indennizzo riparatore per le discriminazioni subite (forse perchè Demme aveva un conto aperto con la comunità gay americana, che non aveva gradito Il silenzio degli innocenti?).

Poi si rivolge ai non omosessuali, condannandoli per la loro indifferenza, gratificati dal loro essere super partes, salvi dalla sfortuna genetica e comunque superiori a chi fa scelte differenti. Infine si rivolge agli omofobi veri e propri. Predicando che l’individuo si giudica in base ai meriti e non in base all’appartenenza a gruppi sociali in qualsivoglia modo, definiti e caratterizzati.

Priscilla, la regina del deserto (1994)

Tre travestiti, che si esibiscono nei più famosi gay bar di Sydney, decidono di fare un viaggio esistenziale e catartico. Come mezzo di trasporto, le tre adottano un vecchio torpedone rosa shocking, che battezzano “Priscilla, la regina del deserto“. Tra divertimento e difficoltà, riusciranno nel loro scopo. E in questo sgangherato lungo viaggio, ognuno ritroverà se stesso.

Il regista australiano Stephan Elliot inscena la vita dei travestiti, tra ironia, umorismo ma anche seria riflessione. Propone la storia di una transessuale e due drag queen, che interpretano in salsa kitch e bourlesque, le canzoni pop più famose degli anni 70-80. Il risultato finale è comunque piacevole, un pensiero sulla vita di persone che spesso facciamo fatica a comprendere. Ottima l’interpretazione dei tre attori protagonisti Terence Stamp, Hugo Weaving e Guy Pearce.

Un vestito fatto di carte di credito American Express fu indossato dalla costumista Lizzy Gardiner durante la cerimonia degli Oscar 1995, in cui ricevette il premio per i migliori costumi. Per vari motivi, questo lungometraggio rappresenta un film manifesto, tra i vari film contro l’omofobia. Difatti le scene di apertura e chiusura del film sono state girate lo stesso giorno presso l’Imperial Hotel ad Erskineville, che è un simbolo della comunità LGBT australiana.

Fucking Åmål – Il coraggio di amare (1998)

Åmål è un piccolo e noioso centro abitativo svedese, in cui Elin e le sue amiche sono costrette a crescere. Nulla di importante accade finché, con la sorella, decide di andare alla festa “sbagliata” e, un po’ per gioco, scommette di baciare Agnes, la padrona di casa. Elin, senza rendersene conto, si ritrova emotivamente coinvolta, e terribilmente in difficoltà a gestire i propri sentimenti. Le avances di Johan, ragazzo dolce ma privo di personalità, non fanno altro che complicare il difficile cammino che dovrà affrontare per scoprire il suo vero io.

Film diretto, sincero e privo di retorica, Fucking Åmål è uno sguardo fisso sulla realtà giovanile, piena di vita ma anche di insicurezza. Un’opera in cui il desiderio di esprimere e di vivere i propri sentimenti vince sulla grigia ipocrisia dei ruoli sociali.

Lukas Moodysson, regista da sempre frequentatore del mondo adolescenziale, riesce a stemperare l’incalzante angoscia della protagonista grazie ad un lieto fine divertente ma non banale. Una folla di alunni si raggruppa davanti al bagno in cui le due giovani, Elin e Agnes, stanno dichiarando i loro sentimenti reciproci. Ormai impossibilitata a sottrarsi ulteriormente allo sguardo pubblico, in questo spassoso climax, Elin compie il suo inaspettato e glorioso coming out. Un gesto che non può far altro che sorprendere e sconvolgere tutti nela comunità della “fottuta” Åmål, ma che permette loro di raggiungere una serenità insperata.

Puoi vedere l’intero film a questo link.

I segreti di Brokeback Mountain (2005)

Brokeback Mountain, Wyoming, 1963. Due giovani mandriani scopriranno e vivranno un’intensa attrazione. Che poi dovranno soffocare una volta tornati alle proprie esistenze, immerse in un contesto sociale profondamente omofobo. Vincitore del Leone d’Oro, è uno dei film più intensi sul tema dell’amore omosessuale.

Un ardente film sull’amore impossibile. L’amore omosessuale è impossibile da vivere apertamente. Ma, contemporaneamente, quello di Jack e Ennis è anche troppo forte per rimanere sepolto in fondo al cuore. Regia di Ang Lee. Assolutamente straordinari Jake Gyllenhaal e Heath Ledger, protagonisti maschili. E una meravigliosa coppia di attrici Anne Hathaway e Michelle Williams che fanno da completamento di coppia, a chiudere questo dolce, ma disperato, quadretto familiare.

Milk (2008)

Giustissimo oscar per un bravissimo Sean Penn, diretto da uno dei più autorevoli registi della cinematografia contemporanea (gay ma non solo!) ovvero Gus Van Sant. Un film dritto, asciutto ed emozionante, che ha sdoganato definitivamente le tematiche gay nel mainstream di Hollywood. Capace di raccogliere, in un solo racconto, le varie facce delle lotte per l’uguaglianza: quelle politico-legali, e quelle relative alla quotidianità e agli aspetti culturali di una difficile convivenza.

Siamo a San Francisco, nel 1977 e la storia è quella di uno dei simboli più importanti degli ultimi 50 anni. Lui è Harvey Milk. E’ il primo omosessuale dichiarato degli USA ad avere accesso alla carica di consigliere comunale. La sua storia non è solo una vittoria per i diritti dei gay, ma il segno di una vera rivoluzione culturale. Il prezzo da pagare per l’impresa di Harvey, però, sarà molto alto… Fu assassinato, infatti, nel 1978, assieme al sindaco George Moscone, da Dan White, un ex consigliere omofobo e instabile.

Mine Vaganti (2010)

Forse uno dei film più sottovalutati di Ferzan Ozpetek. E’ sempre un atto di coraggio l’idea di affrontare un tema così serio e delicato attraverso la commedia. Tommaso ritorna in Puglia dalla sua famiglia, per confessare la sua omosessualità, ma una serie di eventi, a dir poco inaspettati, complicheranno di molto le cose. Si renderà conto di quanto pregiudizio alberghi nel paesino, fuori e dentro la famiglia, in molte persone. Fortunatamente esistono certe ‘mine vaganti‘ che possono sgretolare convinzioni e rapporti. Persone che riescono a dare calore e colore in un piatto e represso contesto emotivo.

Un film sul tema della famiglia e dei suoi luoghi comuni, che ha nel cast, il principale suo punto di forza. Se Scamarcio è un protagonista più che credibile, è Ennio Fantastichini a risultare il migliore in campo, nella parte del padre reazionario e omofobo.


      

Dallas Buyers Club (2013)

Matthew McConaughey in stato di grazia, dimagrito alla follia, racconta la storia vera dell’elettricista cowboy Ron Woodroof, che si trova, nel 1986, in Texas a fronteggiare una diagnosi di AIDS. Consapevole della mancanza di terapie mediche utili, Ron cercherà farmaci alternativi, fino ad usare un mix di medicine, ideato da lui stesso. E questa invenzione lo porterà a conoscere altri malati e, di conseguenza, tante sfaccettature della malattia che non aveva considerato.

Oltre al tema della collusione tra il sistema sanitario americano e le industrie farmaceutiche, interessantissimo di per sè, il film si regge su un altro elemento fondamentale. Cioè la parabola del protagonista, costretto suo malgrado a rivedere la sua omofobia quando si ritrova dall’altra parte,”dalla parte sbagliata“, in virtù della sua malattia. Un contrappasso cinematografico che distingue il film da altri del genere.

Danish girl (2015)

Film, bello e sconcertante, del 2015 in cui un magistrale Eddie Redmayne interpreta, nella Copenhagen del 1926, Lili Elbe, prima persona a essere identificata come transessuale e a essersi sottoposta a un intervento chirurgico di riassegnazione sessuale. Questo lungometraggio vuole essere un’approfondita, e oscura, riflessione sulla sessualità e l’identità di genere. Centrale, in questa ricerca di identità, risulta il matrimonio tra le due figure protagoniste. Da una parte Einar/Lili, trangender in fieri, e dall’altra Gerda, devota moglie. Nello sviluppo della trama ci sono momenti in cui le loro identità (come quelle delle due donne in ‘Persona‘ di Ingmar Bergman) sembrano fondersi.

Danish girl, tra i film contro l’omofobia, è un film che ha commosso parecchio il pubblico, con un finale triste e inaspettato. Quando Lili ritrova se stessa, la sua anima vola via, come il vento porta via la sua sciarpa preferita nella palude tanto amata. Affronta, in maniera oscura e complessa, la storia di una persona che ha cercato di ritrovare se stessa, nonostante i pregiudizi del tempo. E racconta di un amore, quello di Gerda per suo marito, che continua inesorabile anche nelle varie fasi del percorso di transizione di lui, fino a diventare Lili.


   

Per dovere di cronaca, mi piace aggiungere a questa lista altri tre significativi film contro l’omofobia, che non ho inserito, ma che devono essere almeno citati. E sono Boys Don’t Cry di Kimberly Peirce, La vita di Adele di Abdellatif Kechiche e Prima che sia notte di Julian Schnabel.

L’ omofobo è un omosessuale represso.

Aldo Busi
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Fatemi partecipe delle vostre riflessioni su questo dibattuto tema. E anche, se volete, le vostre impressioni sui film che vi ho consigliato.

Ciao da Tommaso!

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