Giorgio de Chirico

10 Cose Da Sapere Su Giorgio De Chirico

di Tommaso Baldi

Giorgio de Chirico, il ‘Pictor Optimus’, l’inventore della Metafisica, uno dei pittori più importanti e più influenti del Novecento.

L’artista italiano anticonformista – che affermava di essere “l’unico uomo ad aver veramente capito Nietzsche” – era adorato dai surrealisti, un’influenza su Hopper e Hitchcock, e amato da Warhol.

Giorgio de Chirico

1. Veniva dalla città da dove salparono i mitici Argonauti

Giorgio de Chirico (1888-1978) nacque da genitori italiani nella città costiera greca di Volos, dove suo padre era impiegato come ingegnere ferroviario. Nel mito greco, era da Volos che Giasone e gli Argonauti erano partiti alla ricerca del vello d’oro. Anche se lasciò la Grecia da ragazzo, la storia classica di quel paese ha lasciato una profonda impressione su di lui.

Nel corso della sua carriera, il mito greco è stato una fonte costante di ispirazione artistica.

L’abbraccio tra Ettore e sua moglie Andromaca – prima che Ettore affrontasse fatalmente Achille in un combattimento solitario – fu un momento a cui de Chirico si rivolse, ancora e ancora.

Giorgio de Chirico - Ettore e Andromaca, 1917
Giorgio de Chirico – Ettore e Andromaca, 1917

2. Nietzsche è stata un’enorme ispirazione

Da giovane, de Chirico ha studiato arte a Monaco. E ha assorbito lo stile tardo romantico di Arnold Böcklin, con la sua aria di misteriosa e onirica malinconia. Un’influenza significativa su di lui, tuttavia, fu senz’altro anche il filosofo Friedrich Nietzsche.

In una lettera ad un amico nel 1910, de Chirico dichiarò: “Sono l’unico uomo ad aver veramente capito Nietzsche – tutto il mio lavoro lo dimostra“.

Il tedesco aveva sostenuto che l’uomo fosse un outsider in un mondo senza Dio di cose aliene e senza senso, dove non ci sono verità evidenti.

Giorgio de Chirico - Il continente misterioso, 1968
Giorgio de Chirico – Il continente misterioso, 1968

3. Era un “surrealista” prima dei surrealisti

De Chirico (dal 1910 in poi) si è fatto un nome con opere punteggiate da oggetti apparentemente sconnessi e fuori scala. Queste immagini inquietanti vantavano anche una prospettiva deliberatamente distorta e, secondo la Tate, catturarono “un mondo visionario della mente, oltre la realtà fisica“.

Sono diventati noti come esempi di uno stile chiamato Pittura Metafisica. E avrebbero avuto una grande influenza sui surrealisti circa dieci anni dopo. Il poeta Guillaume Apollinaire definì de Chirico “il pittore più sorprendente dei nostri tempi“.

4. Si è offerto volontario per il servizio militare nella prima guerra mondiale, ma non è stato accettato

L’Italia si unì agli Alleati nella prima guerra mondiale nel 1915. E de Chirico era di stanza nella città settentrionale di Ferrara. Il maggiore del reggimento a cui era stato assegnato, tuttavia, riteneva che sarebbe stato più adatto a un ruolo d’ufficio. Un vantaggio era che poteva continuare a dipingere.

E fu in questo periodo che introdusse uno dei suoi motivi più noti: il manichino.

Giorgio de Chirico - Gentiluomo in villeggiatura, 1964
Giorgio de Chirico – Gentiluomo in villeggiatura, 1964

I manichini sono stati interpretati in una varietà di modi. Da alcuni, ad esempio, come un suggerimento che gli umani siano poco più che automi senza scopo e con la testa vuota. Qualunque sia il loro preciso significato, i manichini hanno aggiunto l’atmosfera di disagio nei quadri di de Chirico.

5. Era un romanziere molto apprezzato

De Chirico non era un artista che poteva minimamente dubitare sulle proprie capacità. Era noto per firmare dipinti con le parole Optimus Pictor, in latino “il miglior pittore“. Nella sua settantina, guardando indietro alla sua carriera, ha detto di aver visto “progressi costanti, una marcia regolare e persistente verso quei vertici di maestria che sono stati raggiunti solo da pochi artisti consumati del passato“.

I suoi talenti si estendevano anche alla letteratura e il suo (unico) romanzo, Hebdomeros, è considerato un’importante opera surrealista.

6. Una rivelazione davanti a Tiziano ha trasformato la sua arte

de Chirico - Piazza d'Italia, 1952
Giorgio de Chirico – Piazza d’Italia, 1952

Alla fine della prima guerra mondiale, de Chirico si trasferisce a Roma. Durante una visita alla Galleria Borghese della città, subì un’epifania, una rivelazione di fronte al capolavoro di Tiziano, ‘Sacro e Profano Amore‘.

Dopodichè Giorgio de Chirico ha debitamente voltato le spalle all’avanguardia e ha cercato ispirazione negli antichi maestri.

Un buon esempio di questo cambiamento può essere visto in ‘Piazza d’Italia (Mercurio e i metafisici)‘ degli anni ’20. A differenza delle sue scene “metafisiche“, che erano state ambientate al tramonto, questa è immersa in una calda luce del giorno mediterranea. E osserva le regole della prospettiva tradizionali. In una composizione classica, le due figure principali (il cavallo a sinistra e l’uomo nudo con una lancia a destra) formano un triangolo invisibile con la torre centrale.

7. Ha sviluppato un debole per i maestri italiani

All’inizio degli anni ’20, de Chirico visitò regolarmente i musei di Roma e iniziò a eseguire pastiches di opere rinascimentali di artisti del calibro di Raffaello, Carpaccio e Lorenzo Lotto. Inizia anche lo studio della tempera e della pittura su tavola. La sua ritrovata passione per il passato sembrava filtrare anche attraverso la scelta della moglie: un’archeologa russa, Raissa Gourevitch Krol.

Tre nuove serie di soggetti iniziarono ad apparire nella sua arte in questo periodo: gladiatori romani, cavalli sulle spiagge e se stesso. Negli autoritratti, per i quali de Chirico indossava spesso costumi d’epoca dei secoli passati.

Il pictor optimus nel suo studio

8. Ha disegnato le scenografie per i Balletti Russi

Alla fine degli anni ’20, de Chirico fu invitato dall’impresario Sergei Diaghilev, a disegnare le scenografie per la sua compagnia di danza, i Ballets Russes.

C’è aria di scenografie anche su una serie di dipinti di de Chirico di questo periodo. Dimostrando che non aveva completamente abbandonato la sua affinità per il surreale, spesso presentano paesaggi all’interno di una stanza.

9. Gli piaceva ripetere i suoi più grandi successi

Negli ultimi decenni della sua carriera de Chirico iniziò a realizzare sculture in terracotta e bronzo. Ha anche ripetuto – o, come si dice a volte, “rielaborato” – molti dei dipinti dei suoi giorni metafisici. Un esempio fu ‘Le Muse inquietanti‘ del 1918, ambientato sullo sfondo del Castello Estense di Ferrara, al quale tornò in più di 20 occasioni.

Tali opere dividevano l’opinione critica, ma tra i loro fan c’era Andy Warhol, un artista noto per la pratica di ripetere le proprie immagini. L’americano ha parlato di de Chirico come qualcuno con cui aveva così tanto in comune che “sentivo di conoscerlo da sempre“.

De Chirico - Warhol

In omaggio, Warhol ha prodotto le sue interpretazioni (serigrafate) di ‘The Disquieting Muses’ nel 1982: ‘The Disquieting Muses (After de Chirico)‘.

10. Da Hopper a Hitchcock, la sua influenza variava in lungo e in largo

Nel 1978 de Chirico morì a Roma, all’età di 90 anni.

A quel punto, il suo impatto si era fatto sentire in tutta la cultura occidentale. Ovviamente sui surrealisti, ma anche su Edward Hopper e numerosi registi. Paesaggi urbani sconvolgentemente deserti era un motivo adottato da Hitchcock, Antonioni, Fritz Lang e da una miriade di registi di fantascienza.

Ciao a tutti da Tommaso!!

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