Quando La Linea Prendeva Vita


La Linea di Osvaldo Cavandoli è una delle, non poche, eccellenze italiane che hanno fatto il giro del mondo.

E’ una linea umana che percorre la linea della vita, che ci racconta la nostra vita di tutti i giorni, fatta di disparate situazioni, burroni, animali che lo rincorrono, appuntamenti amorosi, litigi e arrabbiature. E dove “la mano” della provvidenza a volte esiste. Essa rappresenta, senza alcun dubbio, i primordi del cinema di animazione. Vera simbiosi tra arte, cinema e scrittura.

 

La Linea, con il suo incedere perenne (per esistere e per esprimersi ha bisogno di muoversi incessantemente, come la scrittura, da sinistra verso destra), esprime fortemente, e non saprei dire quanto inconsciamente, lo spirito “progressista” della sua epoca. Progressista, ovviamente, non in senso politico, ma in senso economico-industriale: la Linea è un omino in marcia, una marcia incidentata a scopo comico ma una marcia irresistibile.

 

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Il tracciato che percorre (e dal quale è formato, stessa sostanza del suo percorso) ricorda la linea mutevole della grafica dei bilanci aziendali, con tanto di discese ardite e di risalite… Ne è, in un certo senso, l’umanizzazione o meglio la “uomizzazione”. E’ la linea astratta dei grafici economici che improvvisamente si anima, prende rilievo, assume sembianze umane.

 

Credo che una generazione intera ricordi questa Linea e le sue apparizioni su Carosello. Vero?

 

Ciao da Tommaso!

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