Oltre lo Sguardo


Il potere dello sguardo nelle opere di Stanley Kubrick.

E’ ben nota a tutti la mia passione sconfinata per un regista così tanto innovativo quanto profondo e denso di contenuti come Stanley Kubrick.

Personalmente ritengo che per comprendere a fondo un regista come Kubrick non basta conoscerlo. Non basta aver visto i suoi film per riuscire a capirne l’essenza. Non si tratta di storie banali, tutt’altro. Spesso è il lavoro onirico e delirante, che, a volte, anima il retrofilm e che, altre invece è sbattuto in primo piano, ad essere la parte fondamentela da carpire.

 

Perciò oggi, brevemente, vorrei soffermarmi su un elemento che, chiunque abbia visto uno dei suoi film, deve avere assolutamente notato. Lo sguardo.

Sguardi ammiccanti, sguardi felici, sguardi terrorizzati, in preda al dolore, alla paura, alla pazzia. Però tutti sguardi che rimandano allo sguardo primo, a quello che tutto tiene sotto controllo a quello che si avverte in ogni scena di ogni suo film, quello del regista che tutto controlla: l’elicottero che riprende l’inizio di Shining, l’occhio di Alex che avvia Arancia Meccanica o il feto astrale che domina l’universo in 2001.

 

sguardo

 

Perciò una moltitudine di sguardi. Sguardi in primo piano tanto intensi quanto inquietanti, così potenti che sembrano quasi distruggere la “quarta parete”.

Sguardi ‘da sopra’ del regista e sguardi che vanno decisamente ‘oltre’, quelli dei personaggi.

 

Ecco a voi, una carrellata di… overlook!

 

Ciao da Tommaso!

 

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