L’Ingiustificata Demonizzazione Dell’Olio Di Palma

di Tommaso Baldi

Non c’è alcuna evidenza scientifica che giustifichi le campagne, sconfinate spesso nella demonizzazione, contro l’olio di palma.

Oggi frasi come “Palma free”, “Senza olio di palma”, ecc…. sembrano quasi come una valorizzazione del prodotto in vendita. Quasi come fosse una certificazione che il prodotto è migliore, o almeno meglio di ciò che era prima. Ne siamo davvero sicuri? Forse alcune volte sarebbe meglio riflettere su alcune dinamiche di marketing e riflettere con attenzione.

Non c’è alcuna evidenza scientifica che giustifichi le campagne, sconfinate spesso nella demonizzazione, contro l’olio di palma. Questo è stato il verdetto di assoluzione arrivato da una conferenza scientifica, che si è tenuta a ‘Food Mood’, la business area organizzata nell’ambito di ‘Terra Madre Salone del Gusto’, dalla Camera di Commercio di Torino e dall’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo.

“Va molto di moda creare un solo alimento colpevole – ha detto Dario Bressanini, docente di chimica all’Unins (Università di studi dell’Insubria) – ed esaltare ‘supercibi’ che fanno bene, ma gli allarmismi ed i facili entusiasmi hanno poco senso, anzi sono controproducenti. L’unica strada da seguire per la salute è una dieta variata senza eccessi. Ed è molto meglio che le industrie alimentari mettano in etichetta cosa c’è, piuttosto che apporre scritte su cosa non c’è nei prodotti“.

olio-di-palma

Nel caso dell’olio di palma, “c’è stata una campagna soprattutto mediatica, senza riscontri scientifici – ha proseguito Bressanini – ma ha poco senso additare un elemento complesso come qualsiasi grasso alimentare, dandogli la colpa di causare patologie, quando le stesse molecole sono contenute in altri oli. Per certe applicazioni i sostituti suggeriti al posto dell’olio di palma sono cento volte peggio. E l’olio di palma ha anche dei vantaggi come, ad esempio, la resistenza all’ossidazione. Certi grassi insaturi che vanno tanto di moda, invece, come olio di mais o girasole, non resistono abbastanza ai processi di ossidazione, i quali possono formare sostanze tutt’altro che benefiche per l’organismo umano”.

Aggiungerei, inoltre che nel latte materno (inimitabile alimento che Madre Natura ha riservato per il neonato) il 40% dei grassi totali è costituito da grassi saturi e tra questi il 50% è rappresentato da acido palmitico, particolarmente presente nell’oleina di palma. Argomento che noi abbiamo trattato in un nostro precedente articolo.

E che dire dell’aspetto relativo all’impatto ambientale? Cosa possiamo fare per le foreste abbattute, per fare posto alla coltivazione tropicale da cui si ricava l’olio di palma?

La risposta migliore sembra essere l’olio di palma sostenibile.

Non boicottare l’olio di palma a prescindere da tutto e tutti, ma chiedere alle aziende di usare solo olio di palma sostenibile, per difendere l’ambiente e garantire un prodotto che non abbia un impatto nocivo sulle foreste e sull’habitat di specie a rischio. Anche il WWF ha scelto questa direzione. Infatti, ha osservato Stefano Savi dell’Rspo, la Tavola Rotonda sull’olio di palma sostenibile, “Anche se l’Europa mettesse al bando la vendita di prodotti con olio di palma, ci sarebbe comunque il mercato di India e Cina a sviluppare la domanda. La strada da seguire è quella della certificazione, che ormai rappresenta il 18% della produzione totale, 109 mila produttori e un’estensione complessiva di 257 mila ettari”.

Io ci rifletto. E voi?

Ciao da Tommaso!

Metti il tuo Mi Piace!

0 commento

Ti potrebbero interessare anche...

Lascia un Commento

This website uses cookies to improve your experience. We'll assume you're ok with this, but you can opt-out if you wish. Accept Read More