L’Identikit Del Genitore Difficile


L’Identikit Del Genitore Difficile

Non esiste ovviamente il “genitore tipo”, esiste una molteplicità quasi inesauribile di genitori.

I genitori hanno caratteristiche diversissime tra di loro, storie personali a volte impensabili, con contesti di vita molto positivi o ai limiti del rischio sociale, con personalità risolte o inquiete o addirittura, profondamente disturbate.

 

L’espressione “genitore difficile” è intesa, qui, in senso ampio: può essere il genitore timido, chiuso, delegante, come pure, viceversa, quello eccessivamente invadente, che invischia il professionista (pediatra, insegnante, ecc…) in situazioni personali, intaccando in qualche modo la differenza di ruoli. Pensiamo anche a genitori che manifestano ostilità, diffidenza, magari aggressivi, o che pongono al professionista richieste impossibili. O infine, pensiamo a tanti genitori insicuri, ansiosi, che si colpevolizzano fuori misura, che vivono la propria genitorialità quasi al limite del trauma, che spesso dicono che “non ce la fanno”, o che, purtroppo, veramente “non ce la fanno”. Sono i genitori reali con cui i pediatri o gli insegnanti, quotidianamente, hanno a che fare.

 

Indichiamo, allora, qui di seguito, la classificazione in 4 tipologie di genitori insieme al principale obiettivo relazionale da perseguire e con le possibili modalità comunicative da utilizzare.

 

1 – GENITORE PASSIVO – DELEGANTE

 

Si relaziona in modo poco comunicativo, è chiuso, si attiva poco e non fa domande. Non si esprime, tende ad accettare passivamente le proposte del medico/insegnante e a delegare a lui, in larga misura, le decisioni sul bambino. Per sviluppare un parvenza di relazione, il professionista dovrebbe coinvolgere il genitore. Come?

  • incoraggiandolo a porre domande
  • verificando la comprensione delle risposte
  • favorendo la narrazione
  • favorendo l’esplicitazione di dubbi
  • favorendo la condivisione delle decisioni

 

2 – GENITORE DUBBIOSO – ANSIOSO

 

E’ molto incerto sul da farsi, fa fatica a tenere una linea di condotta stabile (può subire le pressioni dell’ambiente). Ha spesso paura di sbagliare. Lo stato ansioso è pervasivo e può attaccare il pensiero razionale, può essere preda di sensi di colpa ingiustificati. Sarebbe necessario, da parte del professionista, accogliere quest’ansia e provare a ridare fiducia:

  • riconoscendo e accogliendo lo stato d’ansia (“capisco la sua preoccupazione…”)
  • non banalizzando le difficoltà espresse
  • lasciando che i dubbi siano formulati senza interrompere
  • favorendo l’esame della realtà
  • dando valore al suo ruolo di genitore

 

griffin

 

3 – GENITORE OSTILE – AGGRESSIVO

 

Fa fatica a mettersi in una relazione di fiducia. Ha difficoltà ad ascoltare le indicazioni del professionista (medico/insegnante). Tende a far prevalere il proprio punto di vista e può essere guidato dai propri pregiudizi. Tende ad attaccare l’altro e può manifestare comportamenti aggressivi o di minaccia. In questo caso il professionista deve provare a mantenere un contatto positivo, in ogni modo. In primis:

  • cercando di contenere le proprie emozioni negative (“contare fino a dieci”)
  • evitando di contrapporsi, di polemizzare o di dare giudizi negativi sulle obiezioni (“ma cosa dice!!?”)
  • cercando di capire con domande mirate le motivazioni del genitore
  • riassumendo/riformulando l’obiezione per assicurarsi di averla ben compresa
  • fornendo argomentazioni razionali
  • sottolineando gli aspetti positivi delle informazioni e/o prescrizioni proposte

 

4 – GENITORE INVASIVO – INVISCHIANTE

 

Tende a sommergere il medico/insegnante di parole, a raccontare situazioni private, chiedendo consigli che esulano dall’ambito professionale. Non rispetta i confini di ruolo medico-paziente o insegnante-genitore. E spesso tende a coinvolgere il professionista in una dimensione troppo personale e privata. Pertanto diventa delicato ma importantissimo mantenere la “giusta distanza”. E ciò può essere fatto:

  • dando ascolto attento al problema personale e/o familiare del paziente
  • fornendo contenimento alle emozioni, per quanto possibile
  • ponendo particolare attenzione agli aspetti non verbali della comunicazione (propria e dell’altro)
  • mantenendo la “giusta distanza” emotiva (né troppo vicini né troppo lontani)
  • mantenendo un corretto “assetto di ruolo” (evitare lo sconfinamento nel ruolo di amico, di psicologo ecc.)

 

Il quadro fornito non è certamente esaustivo (né ha l’ambizione di esserlo). E’ solo un tentativo di classificazione, basato su nostre esperienze personali. Il professionista, che sia medico o insegnante, affronta quotidianamente situazioni complesse in cui la sua competenza professionale è spesso messa a dura prova. Partendo con già una specie di vademecum può avere un aiuto, seppur minimo.

 

Ciao da Tommaso e Ilaria!

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