L’Efficacia Di Una Comunicazione Espressa Al Positivo

di Tommaso Baldi

Nell’ambito dell’educazione gli esperti lo consigliano da anni, la comunicazione più efficace con i bambini è quella espressa al positivo.

Ciò significa comunicare evitando le negazioni. Ma perchè è così importante parlare al positivo? E cosa succede nel cervello di tuo figlio quando ti esprimi, verso di lui, con frasi introdotte da “non”?

Una comunicazione al positivo, di solito, non lascia adito a svariate declinazioni o interpretazioni. Viene percepita, da chi la recepisce, come diretta, univoca e facilmente elaborabile dal nostro cervello. Più le tue comunicazioni sono consapevoli e dirette allo scopo e più è probabile che tuo figlio ti dia retta, aumentando il tuo senso di autoefficacia e di conseguenza il tuo senso di benessere e di tranquillità.

3 sono i principali problemi che il cervello deve affrontare di fronte a frasi negative.

  1. Le frasi negative richiedono tempi di elaborazione, da parte del cervello, molto più lunghi rispetto agli stessi concetti espressi positivamente.
  2. E’ molto più facile e probabile che il cervello, vista la lunghezza del processo di elaborazione, incorra in errori di comprensione ed esecuzione.
  3. Sono stati registrati tempi di risposta significativamente più lunghi quando la frase viene presentata al negativo rispetto alle frasi presentate al positivo

Solo una comunicazione che utilizzi aggettivi, connettivi e verbi che infondono sensazioni positive sarà convincente e persuasiva, il contrario risulterà inutile o addirittura controproducente. Portare il piano della comunicazione sull’espressione positiva ha 4 vantaggi principali, sia quando parliamo con noi stessi che quando ci rivolgiamo agli altri, adulti o bambini che siano.

  1. Pronunciare intenzioni positive per sé, oppure suggerire e consigliare intenzioni positive agli altri, è il modo migliore per far accadere ciò che si vuole.
  2. Impegnarsi a parlare al positivo dà spinta e motivazione all’azione desiderata.
  3. Parlare al negativo ai propri figli, con espressioni tipo: “non andare là”, “non prendere questo”, “non dire quella parola”, ha come conseguenza di avere, con loro, scambi comunicativi privi di qualsivoglia motivazione e interesse.
  4. Una comunicazione espressa al positivo rende l’intervento verbale più efficace.
  5. Inoltre, insegna a tuo figlio ad esprimersi utilizzando frasi di azione, volte ad uno scopo.

Ma allora come è possibile trasformare il nostro linguaggio? Come è possibile trasformare il nostro modo di parlare da negativo a positivo? Ecco alcuni esempi veloci.

  • non prendere quel coltello – lascia il coltello sul tavolo;
  • non allontanarti – resta qui vicino;
  • non perdere tempo – cerca di impegnarti in qualcosa;
  • non urlare – parla piano;
  • non mettere la pallina in bocca – allontana la pallina dalla bocca;
  • proprio non ci arrivi – se ti concentri, riesci sicuramente a capirlo;
  • non ce la faccio, ho troppe cose da fare – facendo una cosa alla volta, ce la faccio;
  • non ho tempo – organizzandomi, trovo il tempo per farlo.

Un esempio concreto:

Sei un genitore che vuole complimentarsi con suo figlio per i risultati raggiunti in matematica e sollecitare un maggiore impegno in storia. Puoi rivolgerti a lui con le due seguenti frasi:

  1. AL NEGATIVO. Sono contento dei tuoi risultati in matematica ma in storia dovresti sforzarti di più.
  2. AL POSITIVO. Sono contento dei tuoi risultati in matematica e sono convinto che con lo stesso impegno conseguirai i medesimi brillanti risultati anche in storia.

Le frasi sono identiche nel contenuto eppure la prima non avrà sul ricevente gli stessi effetti della seconda.

Se analizziamo la prima notiamo che esordisce con una gratificazione. Tuttavia prevede subito dopo un “ma” che prelude una specie di disincanto. Il “ma” viene recepito come l’avviso di un’inadempienza, di non essere all’altezza e anche la gratificazione iniziale apparirà ingannevole. Una specie di tentativo di indorare la pillola. Inoltre, il messaggio è espresso al condizionale, il tempo dell’incertezza, come se lo stesso genitore non fosse realmente convinto delle possibilità del figlio. Senza accennare alle suggestioni negative del verbo “sforzarsi” oppure all’ansia da prestazione che può generare il “di più”.

Analizzando, invece, i condizionamenti emozionali della seconda frase noteremo che sono estremamente convincenti. Infatti al posto del “ma” è presente un “e” che infonde fiducia. L’espressione “sono convinto che” esprime una certezza e mette in connessione, i buoni risultati ottenuti e i risultati futuri. Si utilizza il futuro, e non il condizionale, proprio perché esprime certezza. Inoltre le espressioni “brillanti risultati” e “l’impegno” motivano ed inducono forti emozioni positive. Pertanto la seconda affermazione risulta sicuramente efficace perché tutto comunica “credo sicuramente che ce la farai”.

Sicuramente non è semplice. Ma nessuna sfida che vale, è semplice da affrontare. Ci vuole spirito di sacrificio e allenamento nel parlare, e anche nello scrivere. Ma, secondo me, ne vale davvero la pena.

Ciao da Tommaso!

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