Le 4 Principali Parole Con Cui Ci Riferiamo Ai Soldi

di Giuliano Melani

Quando ci vogliamo riferire ai soldi, usiamo differenti parole, a seconda delle circostanze e di ciò che desideriamo esprimere.

Nel tempo ci siamo abituati ad usare le parole dei soldi. Qual è il significato delle più comuni?

Cominciamo proprio dai soldi. Da Soldo.

Soldo deriva da solido che significa compatto, consistente. Nei tempi e nei luoghi ha avuto diversa natura (oro, argento bronzo) e diverso valore (secondo il peso). Ma è rimasto sempre solido, compatto e consistente. Adesso si usa per dire “mi piacerebbe avere tanti soldi” o “Ah… se avessi tanti soldi” oppure, a seconda se chi dice è povero o ricco: “i soldi danno/non danno la felicità”.

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Ma come si dice i soldi non bastano. Ci vorrebbe del Denaro.

Che significa denaro? Denaro sta letteralmente per dieci assi (assi non si usa davvero più e non ne parleremo). E’ quel “den”, che si riferisce a deni che sta per dieci. È lo stesso de di Derrata. La fine della parola, “aro”, può riferirsi ad assi ma più probabilmente ad argento. Il metallo prezioso con cui veniva prodotto. Insomma, si sente che il denaro ha qualcosa di duro dentro.

La vostra mente vi manda a dire che denaro è più di soldo. Più serio, più imperativo. Più da alta società. Nessuno vi darà mai del “denaro di cacio”.

soldi e banconote

Ma, alla fine, questa roba era pesante da portare in giro. Meglio la Banconota.

E’ proprio letteralmente così. Nacquero le banche da banco. Lì, al banco, si portavano i soldi o i denari. O, si andavano a prendere in prestito. Come si fa ad andare a Parigi senza soldi? Non si fa. Ma portarseli dietro era pericoloso. Per i soldi e per la vita. Allora la banca di Firenze scriveva una nota. C’era scritto che tu avevi i soldi in banca. Andavi a Parigi, presso la filiale della banca, mostravi la nota e loro ti davano i soldi. Era nata la “nota di banca”.

Di lì alla banconota il passo fu breve. Bastò un po’ di tecnologia. E nacque la “banco-nota”. Non diceva che in banca c’erano i soldi tuoi, ma che cerano i soldi e basta. Garantiva la banca.

Già ma la Moneta? Ne vogliamo parlare?

Qui le cose si fanno un pochino complicate. Dunque, per coniare monete ci vuole una zecca (zecca l’abbiamo importata dall’arabo sikka che significa coniare) che è il luogo dove si coniano le monete. Insomma si producono. A Roma la zecca era ubicata nel tempio dedicato a Giunone (non chiedetemi perché). Ora, Moneta era appellativo di Giunone. Se qualcosa si fa da Giunone, allora l’appelliamo moneta. Ma, c’è di più, siccome in Grecia quando si parla di Dei, tutto si tiene (o s’imparenta), ecco apparire Mnemosine, la Dea delle muse. La dea del ricordo. E allora la moneta diventa monito, nel senso di ricordo. E sta per dire (questo incenso è molto caro, vale mille monete, questo è il suo valore).

E se adesso dico Zecchino?

Beh… lo sapete già.

Adesso prendiamo fiato. Se le parole dei soldi vi piacciono continueremo.

E le vostre quali sono? Scrivetele nei commenti.

Alla prossima.

Ciao da Giuliano!!

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