Cos’è La Satira


Cos’è La Satira

Avete ben chiaro cosa si intende quando si parla di satira? Se non siete convinti, leggete qui.

 

A seguito dell’uscita della vignetta di Charlie Hebdo sul terremoto, ho letto sul web tutto e di più riguardo alla satira. La satira è questo ma non può essere quest’altro. La satira non può trattare certi argomenti. La satira deve fare ridere, se non fa ridere è offesa, ecc….

 

Niente di tutto ciò è vero.

 

La satira non può essere una cosa ad uso e consumo delle persone. Oggi non colpisce me, e mi piace. Domani tocca le cose a me care, e allora è uno scandalo. La satira è ciò che ci fa riflettere, ridendo o meno, che ci colpisce alla pancia. La definizione più bella, intelligente e completa, l’ho trovata su un articolo sul blog Gli Stati Generali in cui un anonimo (che stimo e ringrazio) cerca di spiegare in maniera semplice, ma non ovvia, la vignetta incriminata alla madre.

 

Siccome trovo perfetto come l’articolo è stato pensato e scritto. Siccome lo condivido in pieno. E siccome lo trovo perfetto per il mio blog perchè riesce a renderci completamente consapevoli, lo riporto interamente e spero che lo leggiate attentamente. E leggermente lungo, ma ne vale la pena.

 

Ci rivediamo alla fine dell’articolo.

 

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LA VIGNETTA DI CHARLIE HEBDO SPIEGATA A MIA MADRE

 

Chi scrive ha passato 9 anni della propria esistenza in una stanza di tre metri per tre, sotto una nube di fumo passivo, a scrivere per un noto programma TV satirico italiano in onda dal 1988.

 

Visto che oggi si e’ fatto un gran parlare di satira, ho deciso di fare uso privatistico di un mezzo pubblico e approfittare degli Stati Generali per dialogare con mia madre su Charlie Hebdo e la famosa vignetta.

 

Mamma: “QUELLA VIGNETTA FA SCHIFO!”

 

Io: Giusto. Fa veramente schifo. E sai perché? Perche’ e’ la satira stessa a fare schifo.

 

Ti ricordi il più grande autore satirico italiano? No, non Maurizio Crozza. Dante Alighieri.

 

Ti ricordi, nell’Inferno, il trattamento riservato ai Simoniaci, incluso Papa Niccolo’ III,  con il viso immerso nello sterco e il sedere all’aria? E Maometto? Altro che Charlie, Dante lo raffiguro’ aperto in due da un taglio verticale lungo tutto il corpo, con le interiora a penzoloni, a spruzzare sangue e nutrirsi tramite “il tristo sacco che merda fa di quel che si trangugia“.

 

E gia’ che ci siamo, ricordi i grandi commediografi che la satira se la sono inventata, a cominciare da Aristofane? Non sto a raccontarti le zozzerie narrate ne “Le nuvole” perché non finiremmo più, ma credimi: e’ dall’inizio dei tempi che, per sua natura, nelle opere satiriche troviamo incesti, atti di coprofagia, bestemmie, vilipendi di cadavere e tanti altri atti schifosi e schifosissimi.

 

Il fatto che la vignetta di Charlie Hebdo ti abbia fatto schifo ci dice quindi una cosa: che si trattava di vera satira.

 

Mamma: MA CROZZA A ME FA RIDERE! QUESTO SCHIFO NO!

 

Io: Giusto anche questo. E sai perché? Perche’ Crozza non fa satira. Quando parla emiliano e dice che vuole smacchiare il giaguaro, Crozza sta facendo la parodia di Bersani. Capisci? Parodia, non satira. La parodia e’ fatta per far ridere, e’ la sua ragione sociale. La satira a volte fa ridere, a volte no.  La sua ragione sociale e’ indurre una riflessione. E’, insomma, una cosa diversa.

 

Al pari di Crozza, non fa satira neppure Fiorello o Ezio Greggio o Gene Gnocchi o uno a caso delle decine di comici che in anni recenti sono stati presentati come “comici satirici”. Se qualcuno li ha presentati come tali, e’ stato per effetto di un grande corto-circuito avvenuto in anni molto bizzarri, anni in cui anche uno come Enrico Bertolino – la cui battute hanno la stessapericolosità del Danette Danone – veniva messo all’indice.

 

Giudicare la satira con il metro del “quanto mi fa ridere” e’ come giudicare un editoriale di un quotidiano con il metro del “quanto le natiche dell’editorialista sono sode”: non c’entra nulla.

 

Se tu preferisci farti una bella risata, e quindi alla satira preferisci la parodia, lo sberleffo, la faccetta, il doppio-senso, il cabaret tutto ciò e’ assolutamente normale: la satira e’ una nicchia che più nicchia non si può. Lo sa benissimo il conto in banca di chi la fa: infatti generalmente dopo un po’  la abbandona e passa a fare altro (Benigni, Grillo).

 

Mamma: “MA NON SI PUO’ FARE SATIRA SUI MORTI!”

 

Piano un momento.

 

La satira, abbiamo visto, ha a che fare con lo schifo. Deve, per sua natura, suscitare una reazione forte, di pancia. Deve shoccare, nauseare. E come fa la satira a ottenere questo effetto? Attraverso la rappresentazione di immagini e simboli che una certa società, in un certo momento storico, ritiene sacri (altrimenti non ci sarebbe la reazione) che vengono usati, dal satirico, come mezzi per dire qualcosa su quella stessa società.

 

Se in una societa’ a essere considerato Sacro e’ il Clero, ecco che la rappresentazione del satirico avrà a che fare con i Papi (Dante Alighieri). Se Sacra e’ l’immagine del profeta, ecco le vignette a carattere religioso.

 

Da noi, che di sacro abbiamo pochissimo, la satira spesso si serve di bare e altre disgrazie. Attenzione pero’: l’obiettivo della satira, come detto, non sono certo le rappresentazioni.

 

Se si mostra Maometto su una nuvola che rivolto verso il basso dice “Insomma, basta! Abbiamo finito le vergini!” l’obiettivo non e’ certo lui e tantomeno l’Islam, quanto i kamikaze e la loro folle cultura.

 

Allo stesso modo, mostrando l’immagine delle bare di ritorno dall’Iraq o le macerie del Terremoto o…

 

Mamma: “I BAMBINI! L’ANNO SCORSO SE LA SONO PRESA CON I BAMBINI MORTI!!”

 

…ecco, appunto, il bambino siriano morto in riva al mare. Ho visto che oggi le tue amiche lo hanno citato in lungo e in largo. Pero’ si sono dimenticate che quella vignetta non mostrava solo il bambino, ma – in lontananza – anche un cartellone di Ronald Mc Donald che  pubblicizza l’Happy Meal.

 

Quella vignetta, in una sola immagine (che faceva “schifo” e si serviva di una rappresentazione “sacra”) mostrava il paradosso dei migranti che muoiono nel tentativo di raggiungere una Terra Promessa, dove la Terra Promessa altro non e’ che quel delirio di centri commerciali e fast-food, di sogni infranti e economie depresse, di pubblicita’ e consumismo sfrenato che e’ oggi l’Occidente – dove l’infanzia, per giunta, e’ ridotta a segmento di mercato da conquistare a suon di offerte tipo Happy Meal.

 

Se la vignetta sia riuscita o no e’ un altro discorso. Qui e’ bene che tu capisca che il senso non era ridere di un bambino morto, ma riflettere (di nuovo: riflettere e non ridere, perché si tratta di satira) attraverso quella morsa allo stomaco sul dramma di milioni e milioni di persone che si trovano nella stessa situazione di quel bambino, per le quali il nostro Inferno appare loro come il Paradiso.

 

Quindi, secondo te, era più offensivo Charlie Hebdo, o i tanti giornali e giornalisti subdoli che hanno usato quella foto per fare click-baiting e avere più visite, in modo da guadagnare più soldi dalla pubblicità incorporata nell’articolo (pubblicità’, vedi, proprio come il Mc Donald della vignetta) ?

 

Allo stesso modo, la vignetta di oggi non vuole fare ridere delle persone schiacciate sotto le macerie. Vuole usare quell’immagine per far riflettere (di nuovo: riflettere, non ridere, e’ bene ripeterlo fino allo sfinimento) sul fatto che in tutti i Paesi sviluppati ad eccezione dell’Italia un terremoto di 6.2 non ti uccide.

 

E se in Italia ti uccide e’ perché, a causa della mentalità italiana – rappresentata con uno degli elementi più italiani di tutti, ovvero il cibo – da noi, come diceva Flaiano, tutto e’ grave eppure nulla viene affrontato seriamente, tanto meno la prevenzione sismica.

 

Quando ci offrono 80 euro in più in busta paga, o ieri 1000 euro in più per ogni bebe’, invece di mandarli a fare in culo e dir loro di occuparsi di cose serie – come la messa in sicurezza degli edifici – corriamo in massa a dargli il nostro voto.

 

Quando vediamo le immagini di terremotati di 20, 30 anni fa che ancora vivono nei container invece di indignarci cambiamo canale (e infatti nel famoso programma satirico di cui sopra quando ci si occupava di terremotati i servizi andavano in onda al sabato, quando l’ascolto non conta, perché a metterli in settimana si andava incontro a terribili debacle in termini di audience).

 

Quando accadono tragedie come queste siamo pronti a mobilitarci e a dare prove di coraggio e solidarietà straordinarie, ma quando si passa all’ordinario torniamo quelli di sempre, una scrollatina di spalle, un “e che vuoi farci, siamo in Italia!” e continuiamo ad auto-assolverci, facendo finta di non vedere, facendo finta di non sapere, quando invece vediamo e sappiamo benissimo, si tratti di evasione fiscale o  mafia o messa in sicurezza degli edifici…

 

Questo voleva dire Charlie Hebdo: che quei morti non sono morti di terremoto. Sono morti di Italia.

 

Mamma: “NON ME NE FREGA NIENTE! QUELLA ROBA VA PROIBITA!”

 

Di nuovo: che tu dica questo non solo e’ giusto ma e’ pure naturale: del resto volevano proibire anche Aristofane e Dante. Proprio perché deve provocare reazioni forti, proprio perché palpeggia la societa’ nei suoi elementi sacri, e’ doveroso che essa si ribelli alla satira e ne chieda la testa. La richiesta di censura, per la satira, e’ come il Viagra. Sono le risatine forzate, i sorrisini a favore di camera dei politici da Floris quando Crozza li imita ad ammosciare l’autore satirico: non certo la minaccia di censura, che e’ cio’ per cui il satirico vive e per cui – come si e’ visto il 7 gennaio 2015 – e’ disposto a morire.

 

Ed e’ qui l’importanza decisiva che la satira gioca in una società: come una cartina di tornasole, la satira ne misura la liberta’ di espressione – di cui ci beamo quanto ci rapportiamo a modelli di società alternative alla nostra – che altrimenti sarebbe impossibile da determinare.  Come fare, infatti, a capire quanto una società sia libera se le opinioni espresse sono tutte, più o meno, aderenti all’ideologia ovvero rispettose del Sacro?

 

E’ proprio attraverso l’aggressione del Sacro che la satira si carica su di se’ il compito – ingrato, viste le denunce, i licenziamenti, e da qualche anno pure gli attentati terroristici – di testare quotidianamente il valore fondante di ogni democrazia.

 

Darei la vita per difendere la tua liberta’ di espressione, ma ti staccherei la testa per le idiozie che stai dicendo” diceva Voltaire (più o meno). La satira mette la società davanti a una sfida costante, ci obbliga ogni giorno a confrontarci con noi stessi, divide i fautori della società aperta da quelli della società chiusa, ci aiuta a capire chi dobbiamo eliminare dagli amici di Facebook.

 

Se una societa’ ha la forza di sopravvivere al disgusto provocato dalla satira, allora e’ una società libera. Ed e’ per quello che, un anno e mezzo fa, si gridava Je Suis Charlie. Non certo perché eravamo tutti diventati fans di una rivista che esiste da decenni ed era pure in crisi di vendite.

 

Ma perché e’ grazie anche a quella rivista se noi oggi possiamo definirci liberi. Chissà ancora per quanto.

 

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Questo è quanto. Potete giustamente indignarvi, dire ‘Io non ci sto’, ma la satira è proprio questa!

 

Ciao da Tommaso!

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Commenti (9)

Alessandro

4 settembre 2016 Reply

purtroppo e' falso, la satira deve strappare un sorriso altrimenti non si puo' chiamare cosi'. E' qualcosaltro. Insulto, Sciacallismo mediatico, siamo su questo piano con la vignetta di Charlie Ebdo. Oltre che ignorante perché non sa di cosa parla definendo la satira, e' anche poco intelligente perché non capisce che qui l'unica riflessione che andrebbe fatta e' sulla stupidita' diffusa dai luoghi comuni e dall'ignoranza, inoltre c'e' una incredibile dose di cinicita' e mancanza di empatia per chi sta ancora soffrendo.

    Tommaso B.

    4 settembre 2016 Reply

    Salve, ma l'ha letto l'articolo? Ha letto le citazioni di Dante e Aristofane, grandi autori satirici che non facevano ridere per niente? La satira può anche ottenere il suo scopo facendo ridere ma non sempre è così, anzi. Non confondiamo la satira con la parodia, la comicità, il cabaret. Può piacere, indignare, fare schifo, e ci sta. A me, a volte piace a volte no. Sinceramente a me questa vignetta non piace, ma questo non vuol dire che non sia satira, anzi. Buona giornata dall'ignorante e poco intelligente!

      Anonimo

      4 settembre 2016 Reply

      Sbaglia ancora. Dante ha fatto satira ma non tuttii suoi scritti sono automaticamemte per questo annoverabili nella satira. La definizione di satira viene meravigliosamente sintetizzata nell'antico detto latino castigat ridendo mores. Poco i telligente e' chi non capisce che la caratteristica della vignetta in questione e' il cinismo e la mancanza di empatia per il prossimo. Cose di cui probabilmente non si era nemmeno accorto se non le veniva detto.

      Anonimo

      4 settembre 2016 Reply

      Sbaglia ancora, il fatto che alcuni autori abbiano fatto satira non implica necessariamemte che tutti i loro scritti lo siano. La satira deve far ridere. O sorridere altrimenti non e' definibile cosi'. La prego si informipri,a di scrivere ulteriori corbellerie

        Tommaso B.

        5 settembre 2016 Reply

        Senta, ho cercato di essere gentile. Mi scusi, per lei la satira deve fare ridere? Bene! Alora si diverta e rida con le battutine di Ezio Greggio o del Bagaglino. Quella di Hebdo per lei non è satira. Ce ne faremo una ragione! Io preferisco a volte sorridere e altre riflettere su cose anche più importanti. A volte la satira mi piace, a volte no. Ma ciò non cambia quello che è per me.

        Tommaso B.

        5 settembre 2016 Reply

        Ah... dimenticavo, la prego di non scrivere più commenti con epiteti offensivi o altro, perchè verrano eliminati! Grazie

          OsteStanco

          5 settembre 2016

          Mi pare non ci siano né epiteti né considerazioni offensive, ma solo un'animata discussione che vale la pena non censurare. Al pari di una vignetta che, proprio nell'animosità che ingenera, trova la sua ragione d'essere!

Marco Girotto

4 settembre 2016 Reply

La satira violata e' il preambolo ad una nuova dittatura. E' come far violentare obama da erdogan in vignetta con obama xhe esclama come un bambino e piangendo grida.... ueee ueeee. Fa riflettere l'accordo con la turchia e i carri armati in siria. No. Le epurazioni e violenze turhe contro i curdi e non contro l'isis? No. La violenza contro regeni e le migliaia di desaparecidos egiziani con violenze e torture atroci anche ai dodicenni? No. E obama che partorisce accordi con turchi cinesi e mega contratti a destra e a manca ed ingerisce nelle fonte riforme di renzi? No. E allora satira, tanta satira e non dittatura dei potenti impotenti.

    Anonimo

    5 settembre 2016 Reply

    Bon e' satira. Qui gli unici ad essere violati sono i morti sotto le macerie. Sforzatevi di avere un po di cuore una volta tanto

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