Come La Consapevolezza Migliorerà Il Tuo Autocontrollo In 7 Passi

di Tommaso Baldi

La consapevolezza gioca un ruolo fondamentale nello smantellamento di modelli abituali e non troppo positivi.

La consapevolezza è una strategia per placare la mente. E l’essere consapevoli aiuta la mente ad essere presente a ciò che stiamo facendo, nelo stesso momento in cui lo stiamo facendo.

Ecco, perciò, 7 lezioni in cui la consapevolezza può insegnare a migliorare l’autocontrollo.

1 – RALLENTARE LE COSE

Rallentare le cose, e prestare deliberatamente attenzione ad ogni aspetto della nostra esperienza sensoriale, può rivelarsi utile. E rivelare cose che forse non avremmo mai notato prima. La consapevolezza ci cambia e impedisce, col tempo, alle vecchie abitudini, mosse da pensieri automatici, dall’avere l’ultima parola nel dare una direzione al nostro comportamento. Ad esempio, se mangiamo senza accendere il cervello, di solito, finiamo per mangiare troppo. La ricerca mostra che, più una persona mangia velocemente, senza pensare, senza essere presente, più è probabile (42% in più rispetto a chi mangia lentamente) che lui, o lei, siano sovrappeso. Quando mangi velocemente, il corpo non ha la possibilità di segnalare al cervello che hai mangiato abbastanza.

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2 – ACCETTAZIONE

Come strategia di autocontrollo, la consapevolezza incoraggia una maggiore tolleranza dei nostri stati emotivi. L’allenamento alla consapevolezza invita l’individuo a identificare e riconoscere ogni sentimento mentre si presenta, senza giudizi preventivi. L’obiettivo è identificare e accettare il sentimento, ma non agire sul sentimento o tentare di combatterlo. Accettarlo semplicemente.

3 – IL POTERE DELLA PAUSA

La consapevolezza tenta di creare una distanza psicologica, uno stop motion, tra le emozioni ostili e l’individuo, limitando, così, le conseguenze comportamentali, a cui queste possono condurre. E questa dilatazione porta a considerare la pausa come una forma di libertà. Cioè, la libertà diventa la capacità di fermarsi di fronte a stimoli provenienti da più direzioni contemporaneamente e, in questa pausa, scegliere la ‘nostra’ risposta. La pausa è essenziale per il processo di riflessione. Se siamo consapevoli delle nostre emozioni, possiamo scegliere: vogliamo agire sull’onda della brama o della rabbia? O semplicemente vogliamo osservare, valutare, riflettere e decidere? E guardate, non è difficile… una pausa può essere generata da una passeggiata o 20 minuti di meditazione.

4 – ANESTETIZZARE IL DOLORE

La nostra costante tendenza a perseguire il piacere, il più delle volte, nasconde la nostra paura di provare disagio o insoddisfazione. La tradizione buddista, a questo proposito usa una metafore calzante: stiamo leccando il miele dalla lama di un rasoio. Sembra piacere, ma all’improvviso ci tagliamo. Per esempio, nel recupero, i tossicodipendenti iniziano a vedere, che al centro della loro compulsione, c’è il desiderio di sfuggire a un dolore. E così per tante altre compulsioni o problematiche. Al contrario, le pratiche di consapevolezza, piuttosto che sfuggire al dolore, ci aiutano ad aumentare la nostra capacità di sperimentarlo e comprenderlo. Mentre proviamo a convivere col dolore, o con situazioni spiacevoli, la nostra capacità di sopportarle, aumenta costantemente.

5 – LE STORIE CHE CI RACCONTIAMO

La meditazione aiuta a lasciare andare tutti gli atteggiamenti egocentrici, che ci tengono intrappolati nel nostro punto di vista limitato, nei nostri schemi mentali. Questi schemi sono rappresentazioni mentali generali di se stessi, degli altri e del mondo. “Per nessuno vale la pena di amarmi”, oppure “Se la gente conoscesse il vero me, mi rifiuterebbe”.

Vediamo il mondo non come è, ma come siamo.

Talmud

Gli schemi negativi diventano, a causa della loro applicazione continuativa, un modello di pensiero abituale, sempre più forte. Che, nel tempo, sarà più facilmente accessibile in momenti di vita stressanti. La consapevolezza dei nostri schemi offre, invece, un’opportunità per crescere. La consapevolezza può aiutare a sminuire il dominio di questi pensieri e non crederli automaticamente.

6 – IL CORAGGIO DELLE SCELTE

Si dice che ‘la libertà e l’ansia sono due facce della stessa medaglia’. La libertà è la capacità di diventare ciò che siamo veramente. Questa libertà è essenzialmente uno stato interiore, che ci dà l’esperienza di autonomia e la capacità di scegliere il proprio atteggiamento. Il coraggio è al centro di scelte autentiche, fatte però in un surround di difficoltà che generano ansia. Riuscire a fare queste scelte, fronteggiando l’ansia esistenziale che ci circonda, è il coraggio in azione. Il coraggio è la forza nell’affrontare le proprie abitudini distruttive. Ad esempio, quando una persona si impegna volontariamente a riprendersi dall’alcolismo (o da altre difficoltà), deve affrontare sentimenti spiacevoli nel processo. In questi casi, le persone affrontano le loro sfide, ristrutturando le proprie convinzioni o sistematicamente desensibilizzandosi alle paure.

7 – L’IMPERMANENZA

L’ultimo consiglio è vivere vividamente l’impermanenza della vita (cioè l’idea del “anche questo passerà”). La pratica della consapevolezza focalizza l’attenzione sulle emozioni come risposte sensoriali transitorie. La consapevolezza allena a considerare come, costantemente, pensieri, sentimenti, immagini e sensazioni si spostino e modifichino nella mente e nel corpo. Pensando alle onde oceaniche, queste si accumulano, si accumulano fino a uno stato di picco, che ci fa molta paura. Poi, però, la maggior parte di loro si placa semplicemente, senza fare danno. Passano, come le brutte situazioni. Basta esserne consapevoli.

consapevolezza

Essere consapevoli è ciò che anima questo blog. Essere consapevoli del nostro surround, reale ed emozionale, per poter fare sempre di più, le ‘nostre’ scelte.

Ciao da Tommaso!

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