Il lato oscuro dell’acqua in bottiglia


Il lato oscuro dell’acqua in bottiglia

Le bottiglie di plastica che si trovano nei nostri supermercati possono cedere nell’acqua composti potenzialmente tossici derivanti dall’involucro in Pet (polietilene tereftalato).

Questo allarme, lanciato da alcune ricerche scientifiche, segnala la presenza di elementi potenzialmente tossici nelle acque vendute in bottiglie di plastica.

 

A sostenerlo, principalmente, è Silvano Monarca, docente del Dipartimento di Igiene e sanità pubblica dell’Università di Perugia, le cui ricerche hanno dimostrato che queste cessioni, pur rimanendo nei limiti consentiti dalla legge, sono rilevabili in quantitativi variabili nel tempo.
Le ricerche dell’equipe umbra non sono le uniche ad aver messo in evidenza una migrazione nell’acqua di elementi potenzialmente pericolosi sulla salute: alcuni studi europei hanno infatti trovato in alcune acque in bottiglia la presenza di interferenti endocrini, sostanze che potrebbero modificare l’equilibrio ormonale.

 

La migrazione degli elementi è condizionata da molti fattori , quali ad esempio la qualità del Pet usato, il pH dell’acqua, il volume delle bottiglie, l’esposizione a fonti di luce e a fonti di calore per tempi prolungati. Inoltre questi studi hanno sempre sottolineato che la presenza di queste sostanze rispetta i parametri stabiliti dal regolamento (Ue) N. 10/2011.

In aggiunta c’è da dire che le line guida dell’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità) stabiliscono che quando si è in presenza di un elemento genotossico e cancerogeno è impossibile evidenziare sperimentalmente la dose soglia sotto la quale non ci siano rischi, quindi si utilizzano estrapolazioni matematiche, grazie alle quali si è ritenuta una dose accettabile quella che comporta la comparsa di un numero di casi di cancro pari a 1 caso su 100.000 persone esposte.
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Il professor Silvano Monarca però ha portato l’attenzione anche su un altro possibile rischio: l’effetto cocktail, ovvero la miscela delle diverse sostanze cedute nell’acqua dalla plastica. «Non si sa ancora precisamente cosa avvenga in queste interazioni» spiega Monarca.
Visto l’alto consumo che l’Italia fa dell’acqua in bottiglia, soprattutto in plastica, ci sarebbe la necessità di avere ulteriori riscontri alle evidenze portate da questi studi, ma i tentativi di richiesta di finanziamenti al ministero della Salute, da parte dei ricercatori di Perugia, fino ad adesso non sono andati a buon fine.

 

Alla luce di tutto questo mi chiedo…. Perchè fidarsi alla cieca? Perchè rischiare così tanto anche se non c’è una prova lampante di queste affermazioni? Invece di accalcarsi al supermercato a comprare l’acqua plastificata, ci si dovrebbe informare perchè le soluzioni ci sono. Mutevoli, ma ci sono. Io l’ho fatto, ho valutato decine di proposte e poi ho valutato quella che era giusta per me, quelli che mi dava il giusto equilibrio tra prestazioni, qualità e prezzo. Fatelo anche voi. Salute.

 

L’autore della foto principale è Filippo Brambilla.

 

 

 

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