Ma La Scuola Insegna Ancora Ai Ragazzi A Stare Insieme?

di Ilaria Midili

La scuola dovrebbe insegnare agli studenti cosa significa interazione tra pari, stare insieme, in un contesto extra familiare.

A scuola, quando parliamo di temi legati alla sfera delle emozioni e delle relazioni, spesso ci focalizziamo sulla parte negativa: bullismo, conflitti, rivalità, piuttosto che sui comportamenti positivi da promuovere.

Come la cooperazione e la condivisione delle esperienze.

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La cooperazione e la condivisione non sono sempre parte del naturale percorso di crescita dei più giovani. Eppure, giocano un ruolo fondamentale nelle dinamiche interne della classe. Crescere insieme, magari tirando due calci al pallone in cortile, è sempre più raro, a causa della vita frenetica piena di impegni sia di genitori che ragazzi. Così, chi ne risente è l’interazione sociale, il riconoscere e rispettare l’altro da sè, fuori della famiglia.

Dall’altra parte, allo stesso tempo, vi è un’esaltazione dell’ “io so” autoreferenziale, al posto dell’interazione costruttiva tra coetanei.

La scuola ha dunque il dovere di inserire, nel suo programma, unità di apprendimento che mirino a costruire, e sostenere, relazioni sociali tra pari. E grazie alle quali, i ragazzi possano imparare a stare insieme e a collaborare in un ambiente extrafamiliare.

Insegnare la condivisione, l’aiuto, la cooperazione, al fine di crescere, anche insieme ai genitori, fa maturare un figlio con lo sguardo rivolto verso un modo attivo di essere persona e cittadino, promuovendo l’uguaglianza e il rispetto reciproco.

Educare, insomma, alla prosocialità, per una maggiore coesione sociale. E i ragazzi ne trarranno beneficio?

Certo che sì!

Aiutare gli altri, farà crescere la loro autostima. Li farà diventare più bravi a scuola, allontanandoli da tendenze depressive e aggressive. E quindi, ben vengano i percorsi che lasciano interagire gli studenti, in modo creativo, con la realtà, diventando agenti di cambiamento sociale.

Spesso, contrastare i comportamenti aggressivi, crea meno effetti positivi, a medio e lungo termine, rispetto al promuovere, subito e con costanza, comportamenti positivi.

Cerchiamo di insegnare ai nostri figli, e ai nostri studenti, l’atteggiamento da sostenere, invece dell’atteggiamento da evitare.

Studi recenti hanno, infatti, dimostrato che è più facile non fare iniziare a fumare i giovani, piuttosto che riuscire a farli smettere successivamente!

E voi cosa ne pensate?

Ciao a tutti da Ilaria!!

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14 commenti

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14 commenti

Barbara 4 Luglio 2019 - 14:28

Non solo educazione fisica, anche lavori di coppia e di gruppi, apprendimento cooperativo, classe capovolta, uscite sul territorio (senza cellulare, altrimenti le relazioni tra pari dove stanno?); ognuno partecipa in base alle proprie capacità e potenzialità. Ma se poi a casa il ragazzino è messo davanti al PC, al televisore “sapiens sapiens” o dipende da un telefonino…. non imparerà mai a rapportarsi positivamente con gli altri!

Risposta
Clem 4 Luglio 2019 - 14:26

Io lo faccio di continuo, ma spesso sono più i litigi e le lacrime da mitigare. I bambini fanno fatica a lavorare insieme perché troppo individualistici, ma continuo con il cooperative learning. Ci credo.

Risposta
Angela 4 Luglio 2019 - 14:25

E’ fondamentale la scuola insegna a vivere

Risposta
Lucia 4 Luglio 2019 - 14:24

La scuola insegna ma non basta, e poi smettiamola di delegare tutto alla scuola

Risposta
Loredana 4 Luglio 2019 - 14:23

Certo,ma le famiglie?

Risposta
Maria Pina 4 Luglio 2019 - 14:20

Ovvio che sí se ci sono insegnanti che ci credono che lo stare bene insieme in classe porta ad apprendere meglio. Tutto l’anno i miei alunni hanno lavorato in gruppo, abbiamo parlato molto, abbiamo ragionato molto sugli atteggiamenti sbagliati e quelli giusti. Ho per fortuna avuto una collega con cui condividere le mie idee che mi ha sostenuta. In classe ci siamo arrabbiati, abbiamo fatto pace, ci siamo parlati, capiti, molto aiutati ma soprattutto amati e rispettati tra di noi e con i bambini. Ci siamo divertiti tantissimo e il sorriso all’arrivo di ogni nostro alunno la mattina entrando in aula era il nostro obiettivo principale e ci siamo riuscite. 😊

Risposta
Maria Pia 4 Luglio 2019 - 14:19

Sono rimasta stupita quando ho saputo che un lavoro di gruppo assegnato per casa proprio per creare una maggiore comunicazione tra i ragazzi è stato svolto ….in videoconferenza….ciascuno a casa propria……

Risposta
Maria Chiara 4 Luglio 2019 - 14:18

La scuola
Non insegna più nulla anzi.::

Risposta
Paola 4 Luglio 2019 - 14:17

Credo che sia la cosa più importante da insegnare.

Risposta
Fabio 3 Luglio 2019 - 12:26

E poi c’è la triste abitudine di creare competizione tra i ragazzi…

Risposta
Alfredo 3 Luglio 2019 - 12:24

Io penso di si. Un po’ più disciplina per qualche alunno

Risposta
Gaia 4 Luglio 2019 - 14:14

Il mio collega (soprattutto) e io abbiamo lavorato l’intero anno per accogliere, integrare, far partecipare, creare spirito di gruppo, far comunicare, sostenere, supportare, aggregare… ogni tanto abbiamo anche insegnato.

Risposta
Sandra 3 Luglio 2019 - 12:02

Concordo!!!!! Dovremo avere il coraggio di guardare oltre alla semplice (anche se semplice non lo è affatto) didattica…. al fare 3000 cose e fatte poi male…. La famiglia non riesce più a gestire l’aspetto emotivo relazionale dei figli vuoi per il troppo lavoro o per la fatica che si fa e ora (passami il termine) nessuno ha più voglia di arricciarsi le maniche ….

Risposta
Fabio 3 Luglio 2019 - 11:44

La scuola italiana funziona, generalmente, a compartimenti stagni. Prima di chiederci se insegna agli alunni a collaborare, chiediamoci se la collaborazione tra docenti funziona. O se ognuno guardi solo al proprio orticello ignorando quello che fanno i colleghi. Io vedo che laddove i bambini percepiscono che gli insegnanti lavorano assieme ed insegnano che aiutarsi reciprocamente e’ il vero obiettivo, i risultati si notano.

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